Domenica 31 maggio 2017 Giornata Nazionale ADSI

Domenica 21 maggio 2017 ritorna la Giornata Nazionale ADSI, l’iniziativa promossa dall’Associazione Dimore Storiche Italiane che prevede la possibilità di visitare gratuitamente castelli, palazzi, ville, cortili e giardini del Piemonte, spesso poco conosciuti e non aperti al pubblico, appartenenti a Soci dell’Associazione impegnati in un grande lavoro di tutela per sostenere e proteggere le residenze di cui sono proprietari e condividere con tutta la collettività il loro importante valore storico, artistico e culturale.

L’evento, giunto alla sua settima edizione e diventato una tradizione dal grande successo di pubblico, ha ricevuto il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e si propone di continuare ad accrescere la consapevolezza dell’importanza dei beni culturali privati, che attualmente godono di un sostegno limitato da parte del settore pubblico.

L'ADSI, nata nel 1977, ha festeggiato i 40 anni di attività organizzando il 5, 6 e 7 maggio a Roma un fine settimana ricco di eventi volti ad approfondire le ragioni dell’indiscutibile importanza del patrimonio storico-artistico di proprietà privata per il “sistema Italia”. Le numerose dimore storiche presenti nel nostro Paese rappresentano infatti una forte attrazione per i turisti, italiani e stranieri, interessati non solo a visitare le più famose città d’arte, ma soprattutto a conoscere i borghi e i centri secondari lungo itinerari che offrono anche la possibilità di scoprire e degustare prodotti eno-gastronomici di grande qualità, eccellenza e tradizione.

Le 21 dimore storiche del Piemonte che prendono parte all’iniziativa sono dislocate in varie province del territorio: nel Torinese aprono ai visitatori il Castello Galli di La Loggia, il Castello dei Marchesi Romagnano, il Castello di Marchierù, il Castello di Osasco, il Castello di Pavarolo, Palazzo dei Conti Filippa, Palazzotto Juva e Villa Lajolo; nell’Alessandrino il Castello di Gabiano, il Castello di Ozzano Monferrato, il Castello Sannazzaro e Villa La Marchesa, nell’Astigiano il Castello di Montemagno, il Castello di Robella e Palazzo Gazelli, nel Biellese il Castello di Massazza e Palazzo La Marmora, nel Cuneese la Casaforte Gondolo del Villasco, il Castello di Sanfrè e la Tenuta Berroni e nel Novarese il Podere ai Valloni.

La Giornata Nazionale ADSI di domenica 21 maggio 2017 permette ai visitatori di accedere gratuitamente alle dimore storiche aderenti in due fasce orarie, al mattino dalle ore 10 alle ore 13 e al pomeriggio dalle ore 14:30 alle ore 17:30. Per conoscere nel dettaglio gli eventi organizzati dalle singole dimore, gli orari delle visite guidate e i recapiti per le prenotazioni è possibile consultare questo link: http://www.adsi.it/piemonte-vdaosta-2017/

Di seguito l’elenco completo delle dimore storiche del Piemonte che apriranno gratuitamente al pubblico domenica 21 maggio 2017:

Alessandria

  • Castello di Gabiano – Gabiano (AL)
  • Castello di Ozzano Monferrato – Ozzano Monferrato (AL)
  • Castello Sannazzaro – Giarole (AL)
  • Villa La Marchesa – Novi Ligure (AL)

 

Asti

  • Castello di Montemagno – Montemagno (AT)
  • Castello di Robella – Robella (AT)
  • Palazzo Gazelli – Asti (AT)

 

Biella

  • Castello di Massazza – Massazza (BI)
  • Palazzo La Marmora – Biella (BI)

 

Cuneo

  • Casaforte Gondolo del Villasco – Peveragno (CN)
  • Castello di Sanfrè – Sanfrè (CN)
  • Tenuta Berroni – Racconigi (CN)

 

Novara

  • Podere ai Valloni – Boca (NO)

 

Torino

  • Castello Galli di La Loggia – La Loggia (TO)
  • Castello dei Marchesi Romagnano – Virle Piemonte (TO)
  • Castello di Marchierù – Villafranca Piemonte (TO)
  • Castello di Osasco – Osasco (TO)
  • Castello di Pavarolo – Pavarolo (TO)
  • Palazzo dei Conti Filippa – Castagnole Piemonte (TO)
  • Palazzotto Juva – Volvera (TO)
  • Villa Lajolo – Piossasco (TO)

 

Per maggiori informazioni e per prenotare le visite alle dimore storiche:

http://www.adsi.it/piemonte-vdaosta-2017/

Da Strasburgo nuove norme contro attacchi informatici

images (2)Le compagnie fornitrici di servizi essenziali in settori quali l'energia, i trasporti, la sanità e il settore bancario, o i fornitori di servizi digitali come i motori di ricerca e i servizi di cloud computing, dovranno migliorare le loro difese contro gli attacchi informatici. E' quanto chiedono le prime norme Ue in materia di sicurezza informatica approvate, in via definitiva dal Parlamento di Strasburgo.

Ciò aiuterà le imprese a proteggere se stesse e a prevenire gli attacchi alle infrastrutture dei paesi dell'Unione Europea.

"Gli incidenti in ambito di sicurezza informatica - osserva il relatore Andreas Schwab (popolare tedesco) - presentano molto spesso una caratteristica transfrontaliera e, quindi, riguardano più di uno Stato membro dell'Unione Europea. Una protezione informatica frammentata rende tutti noi vulnerabili e rappresenta un grande rischio per la sicurezza dell'Europa intera."

Comitato per la salvaguardia dell’Ospedale Oftalmico

Illustre Direttore,

 

45201024f86b4b6098537b2a71e9ecb9-1il Comitato per la Salvaguardia dell’Ospedale Oftalmico è stato costituito da cittadini liberi ed indipendenti con l’unico obiettivo di evitare la chiusura di un nosocomio funzionante ed operativo.

Il nostro fine, ovvero la salvezza dell’Oftalmico, si scontra ovviamente con la politica: siamo infatti consapevoli che oltre alle 80 mila firme di torinesi, e non,  che con noi dicono no alla chiusura dell’ospedale, serva anche l’impegno dei consiglieri regionali e comunali, nonché del presidente della Regione e del Sindaco di Torino.

Ci teniamo a chiarire che dalla costituzione ad oggi il nostro comitato è stato, e continuerà ad essere, apolitico e apartitico.

Per questo la costituzione di una lista elettorale facente riferimento a noi è stata una vera sorpresa. Lo stesso stupore arriva dal leggere su vari siti e gruppi social che il nostro Comitato sostiene più liste o candidati al Comune di Torino.

ospedale-oftalmico-torino-750x375Nulla di tutto questo è più falso.  La battaglia per la salvezza di un ospedale non ha colori politici o di bandiera ma solo la volontà di tutelare il diritto alla salute dei piemontesi e di tutti i cittadini italiani.

Con questa premessa ci teniamo a sottolineare che il nostro Comitato sostiene sì l’impegno di tutte le persone che portano avanti la nostra battaglia, ma NON è in alcun modo collegato ad alcuna lista elettorale, né intende schierarsi con alcuna parte o candidatura politica.

Questo significa che riconosciamo che in questi anni al nostro fianco vi sono state vari rappresentanti della politica torinese e piemontesi, come Laura Cavallari e Gian Luca Vignale, facenti riferimento a Forza Italia e Stefania Batzella per il Movimento 5 Stelle, Roberto Rosso  e Alberto Morano.

A loro rivolgiamo il nostro ringraziamento nella speranza che vogliano continuare la loro attività a sostegno dell’ospedale.

Guarderemo con viva attesa il risultato delle prossime elezioni comunali sperando che possano essere elette persone che nei prossimi cinque anni vogliano abbracciare la nostra causa e continuare con noi l’impegno contro la chiusura dell’ospedale.

Auguriamo quindi buona fortuna a tutti i candidati sperando che con la presente finalmente si faccia chiarezza sulla nostra apoliticità e sull’uso fin qui strumentale ed elettorale che è stato fatto del nostro lavoro, ultimo tra tutti l’evento culturale di pittura ‘I nostri occhi sono colori’ organizzato il 2 giugno in corso Palestro e che vuole essere un grande momento di sensibilizzazione sul tema e nulla ha a che fare con campagne elettorali o promozioni politiche.

 

Pier Carlo Perruquet  e Pino Del Campo

presidente e vicepresidente del Comitato per la salvaguardia dell’ospedale Oftalmico.

 

Settimana della Mamma II edizione

Dal  2  all’ 8  maggio  2016,  al  via  la  II  edizione  della  Settimana  della  Mamma,  ideata  e  promossa  da Valore  Mamma  una realtà  che  fa  parte  dell’Istituto  di Studi Superiori  sulla  Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

Una  serie  importante  di  appuntamenti:  seminari,  workshop,  incontri  a  tema  e  intrattenimento  nati  per  festeggiare  le  mamme  in  maniera  speciale  moderati  da  Adele Ercolano, Coordinatrice ISSD e co­founder di Valore Mamma.

Un fitto calendario di  appuntamenti completamente  gratuiti pensati per dare un supporto concreto alle mamme, con la promessa ulteriore di ampliare la loro community e il netwok di associazioni, imprese e istituzioni a sostegno delle mamme.

Main event della settimana, è il Convegno del 4 maggio dal titolo “Imprenditoria e nuove  opportunità di business per la mamma nel settore food”, che darà voce a istituzioni,  associazioni e a significative realtà impegnate in questo ambito. Si  parte  alle  9,20  con  i  saluti  del  Rettore  dell’ Ateneo  Pontificio  Regina  Apostolorum  P.  Jesùs  Villagrasa  e  di  Marta  Rodriguez  Direttrice  dell’Istituto  di  Studi  Superiori  sulla  Donna  (ISSD).

Si  entra nel vivo alle 9,30 con il primo appuntamento  “Il Food come settore di business in crescita”,  nel  quale  interverranno Carmen  Bizzarri,  Università  Europea  di  Roma, Sabrina  Fattori,  Commercialista  e Paolo Fedi, Cooperativa La nuova Arca onlus.

Ad approfondire il tema, esponenti del mondo accademico, aziendale e associativo che daranno il  loro  contributo: Stefania  Ruggeri,  Nutrizionista  CREA  e  Docente  alla  Facoltà  di  Medicina,  Università  di  Roma  Tor  Vergata,  Chiara  Manzi  di  Art  JoinsNutrition  Accademy,  Alessandro  Peracchi, Pediatra  Neonatologo,  Psicoterapeuta,  Ideatore  di  Telefono  Mamma®  e MAMI  –  Il  Metodo Alimentare delle Mamme Italiane® Andrea Boaretto,  Founder & Ceo Personalive srl, Pia Donata Berlucchi, Associazione Donne del Vino e Presidente Azienda Agricola Fratelli BerlucchiSrl, Loriana Abbruzzetti, Associazione Pandolea, Imprenditoria femminile dell’Olio, Elena Russo,"I signori del vino” Rai2, Giorgio Trovato, Presidente Federazione Italiana Professional Personal Chef(FIPPC), Silvia Famà, Fondatrice Cucine d’Italia, Daniela Gazzini e Cristina Cattaneo, Fondatrici Vivi  Bistrot,  Maria  Elena  Curzio,  Associazione  Nazionale  Cuoche  a  Domicilio,  Gian  Luca  Ranno,  Ceo  & Co‐Founder  Gnammo,  Marco  Pietrosante,  Manifesto  Food  Design  e  docente  allo  IED,  Mita  Luciani Ranier, Etichetta diplomatica e Alessandra Carbonari, Coef eventi. L’evento si concluderà con il saluto di Lavinia Mennuni, fondatrice Movimento Le Mamme d’Italia.

Il  6  e  del  7  maggio,  in  programma “Maternità  ieri  ed  oggi:  quali  soluzioni  per  una  società a misura di mamma”, una due giorni importante e promossa da WWALF Word  Women’s  Alliance  for  Life  and  Family  e  dall’ISSD,  che  nella  prima  giornata  (6  maggio)  affronterà il tema de “Il  corpo e la maternità”. Questa tavola rotonda  sarà animata dagli  interventi  della  Direttrice  ISSD  Marta  Rodriguez,  Olimpia  Tarzia  Presidente  della  W.W.A.L.F.;  Laura  Paladino  docente  UER;  Susy  Zanardo  docente Uer,Università Ca’Foscari di Venezia e collaboratrice del Centro Interuniversitario per gli Studi sull’Etica  (CISE); Giorgia Salatiello Professore Ordinario presso la Pontificia Università Gregoriana e  membro  del  consiglio  Direttivo  dell’AIFR  e  del  Consiglio  Nazionale  dell’ADIF  e  Chiara  D’Urbano  docente  presso  l’APRA  e  membro  dell’Associazione  Italiana  Psicologi  e  Psichiatri Cattolici (AIPPC).

Si prosegue poi nella seconda giornata di sabato 7 maggio, con la tavola rotonda dal titolo  “Diritto  al  lavoro,  maternità  e  gravidanza”  a  cui  partecipano:  Olimpia  Tarzia,  Maria  PiaBaccari professore presso la facoltà di giurisprudenza della LUMSA di Roma, professoreinvitato presso la pontificia Universitas Urbaniana e nella Pontificia Università della SantaCroce; Benedetta Rinaldi conduttrice di Unomattina Estate; Annamaria Gimigliano esperta  in  innovazione  e  in  processi  industriali  nel  settore  della  cultura  industrial;  AntonellaPerconte Licatese attrice che dal 2011 ha avviato la sua attività di docente di Storia del  Cinema  Italiano  collaborando  con  numerose  scuole  e  laboratori  e  Adele  Ercolano  sociologa  ed  esperta  in  questione  femminile,  leadership  e  modelli  organizzativi  membro  direttivo dell’ISSD e cofounder della rivista gratuita Valore Mamma.

21° edizione Festival Artecinema 2016

Il Festival Artecinema, curato da Laura Trisorio, festeggia quest’anno la sua 20ª edizione: l’inaugurazione avrà luogo giovedì 15 ottobre alle ore 20.00 al Teatro San Carlo di Napoli e nei giorni 16 - 17 - 18 ottobre le proiezioni proseguiranno al Teatro Augusteo dalle ore 16.00 alle ore 24.00.

Sarà presentata una selezione di documentari sui maggiori artisti, architetti e fotografi degli ultimi cinquant’anni, suddivisi nelle sezioni Arte e Dintorni, Architettura, Fotografia.
I filmati raccontano la storia degli artisti. Biografie, interviste, narrazioni montate con materiali d’archivio, permettono agli spettatori di addentrarsi nel mondo dell’arte accompagnati direttamente dai protagonisti, di vedere gli artisti al lavoro nei propri atelier o dietro le quinte di importanti esposizioni internazionali.
Le proiezioni, per la maggior parte in prima nazionale, sono in lingua originale con traduzione simultanea in cuffia e sono intervallate da incontri e dibattiti con i registi, gli artisti e i produttori.

Durante la serata inaugurale al Teatro San Carlo saranno presentati in prima nazionale i film Art War di Marco Wilms sull’arte dei graffiti come unico strumento di contestazione in Egitto, durante la primavera araba e il film Jeff Koons: Diary of a Seducer di Jill Nicholls attraverso il quale seguiamo uno dei più controversi artisti del nostro tempo durante la preparazione delle recenti mostre al Whitney Museum di New York e al Centre Pompidou di Parigi.

Al Teatro Augusteo sono in programma documentari su: Bill Viola, Jan Fabre, Marc Quinn, Marc Chagall, Niki de Saint Phalle, Man Ray, James Turrell, Tadashi Kawamata, Tania Bruguera, Per Kirkeby; su Tracey Emin che commenta il lavoro di Louise Bourgeois; sull’opera “Posatoi” di Francesco Arena presso la collezione Olnick-Spanu nella Hudson Valley; su Žilda e il graffitismo a Napoli, su Richard Hamilton, iniziatore della Pop Art che riproduce il “Grande Vetro” di Marcel Duchamp; su Ai Weiwei e la grande retrospettiva Evidence inaugurata a Berlino nell’aprile 2014; su Étienne-Jules Marey e le sue ricerche sulla rappresentazione del movimento all’inizio del secolo scorso; sull’incredibile storia di Jacques Jaujard, il direttore del Louvre che durante la Seconda Guerra mondiale riuscì a nascondere le opere del museo prima dell’avvento di Hitler e a impedire così che un immenso patrimonio fosse trafugato; e ancora sull’“arte degenerata” odiata da Hitler e la sensazionale scoperta di un tesoro d'arte nascosto da un anziano signore nel suo appartamento a Monaco di Baviera; sulla partecipazione degli architetti Zaha Hadid, Jean Nouvel, Frank Gehry, Dominique Perrault e Norman Foster al concorso per la progettazione del Museo Nazionale di Andorra; sugli architetti donne Annabelle Selldorf, Farshid Moussavi, Odile Decq, Marianne McKenna e Kathryn Gustafson che hanno realizzato in ambiti progettuali diversi alcune delle più significative architetture contemporanee in varie parti del mondo; sulla nota fotografa statunitense Dorothea Lange autrice della foto Migrant Mother del 1936 che è diventata l’icona della Grande depressione americana; sulla fonderia d’arte di San Gallo che traduce in sculture le idee dei più noti artisti internazionali come Urs Fischer, Katharina Fritsch, Fischli&Weiss, Paul McCarthy e Hans Josephsohn.


Per celebrare il ventesimo anniversario del Festival, il programma 2015, oltre alle consuete proiezioni presso i due teatri, prevede:

  • proiezioni per i detenuti della casa circondariale di Secondigliano
  • proiezioni mattutine per le scolaresche all’Istituto francese di Napoli
  • incontri con i registi presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli

Il programma completo della manifestazione sarà disponibile a metà settembre


Anche per questa edizione sarà disponibile la ARTECINEMA CARD, pensata in sinergia con i musei, gli istituti culturali, i teatri, gli alberghi, i ristoranti e alcuni esercizi commerciali della città di Napoli, che riserva a tutti i soci del Festival imperdibili sconti e offerte promozionali.

Equitazione paralimpica. Gli azzurri puntano a Rio2016

f5f99834faa496f7ce152ce7ec3331d0_XLL’Italia dell’equitazione paralimpica sta vivendo in questi giorni il suo sogno: RIO2016.

Alla chiusura dell’iter di qualifiche richieste dalla FEI per la partecipazione alle prossime Paralimpiadi, infatti, il team azzurro agli ordini del tecnico federale Laura Conz ha chiuso al 1° posto nella speciale ranking paralimpica con un totale di 880 punti guadagnati nelle tappe di qualifica previste.

A RIO de Janeiro andranno le prime sette squadre. Dopo l’Italia la classificha vede il Belgio, Austria, Norvegia, USA, Danimarca e Australia.

Il solo fatto di avere ottenuto la prima posizione della ranking concede all’Italia di atterrare a RIO non solo con quattro componenti di squadra, ma grazie a Sara Morganti e al suo secondo posto nella ranking individuale, anche un altro binomio che prenderà parte alle gare a cinque cerchi a titolo individuale. Possiamo parlare di un vero e proprio “en plein”, mai visto prima per gli azzurri.

Intanto il team azzurro ha preso parte allo stage federale alla presenza del tecnico Laura Conz, del veterinario di squadra, dott. Daniele Dall’Ora, del coreografo Claudio Gabbiani e del Capo Equipe Andrea White. Convocati all’appuntamento che si è svolto alRiding Club Ravenna: Antonella Cecilia, Silvia Ciarrocchi, Alessio Corradini, Federico Lunghi, Sara Morganti, Francesca Salvadè e Silvia Veratti.

La Federazione Equestre Internazionale il prossimo 1 marzo, secondo quanto previsto dai regolamenti, ufficializzerà le squadre partecipanti, agli appassionati e alla squadra azzurra di paradressage, invece, non resta che risvegliarsi da questo sogno, ma a questo punto direttamente a Rio de Janeiro.

(Nella foto: Foto di gruppo durante lo stage federale di Ravenna)

Al Museo Madre di Napoli “Matronato alla carriera” a Mimmo Jodice

Mimmo JodiceIn occasione degli ottant'anni di Mimmo Jodice è stato conferito venerdì 16 maggio2014 dalla Fondazione Donnaregina la quale ha celebrato il magistero della sua arte e i percorsi della sua ricerca fotografica gli ha conferito il “Matronato alla carriera” . Alla cerimonia introdotta da Pierpaolo Forte, Presidente della Fondazione Donnaregina e Andrea Viliani, Direttore del museo Madre, Vincenzo Trione, coordinatore del Dipartimento di Ricerca del Madre che ha presentato il percorso artistico di Mimmo Jodice, mentre  l’Assessore all’Istruzione e Edilizia scolastica – Promozione culturale – Musei e Biblioteche della Regione Campania Caterina Miraglia,  ha avuto l’onore di conferire il Matronato alla carriera al Maestro Mimmo Jodice che con la sua ricerca esemplare che, nell’arco di più di cinquant’anni, non ha smesso di reincantare il nostro sguardo sulla realtà, a partire da quella della città di Napoli, rappresentando uno dei vertici della produzione fotografica e della riflessione sulla fotografia a livello internazionale. Come ha detto e scritto  Vincenzo Trione, sin dai lavori intitolati Sperimentazioni dei primi anni sessanta, la ricerca di Mimmo Jodice (Napoli, 1934) “salda in maniera compiuta ambiti diversi: istinto e consapevolezza, immediatezza e calcolo, contemporaneità e classicità”, caratterizzandosi per l’analisi di approfondire, ricostruire e fare propri gli strumenti e i canoni stessi del mezzo fotografico. Un’attitudine “fortemente analitica” riscontrabile, con accenti diversi, anche “nelle investigazioni antropologiche successive, che descrivono scenari meridionali: disperazioni, dolori, rabbie […]. Da qui comincia un lungo – e meravigliosamente incompiuto – viaggio urbano”, in cui Jodice rivela i punti di vista più inattesi, le prospettive più segrete dalla sua Napoli come di tanti altri luoghi di un personale grand tour attraverso il Mediterraneo, da Pompei ed Ercolano a Petra e Efeso. “Il suo intento è quello di avvolgere la realtà ovvia dentro i veli della surrealtà (come emerge anche dalle Rivisitazioni)”, in cui, fra siti archeologici, mosaici, pietre, architetture, statue, affreschi, Jodice “esita agli orli delle cose e dei fenomeni, preferisce gli interstizi delle geografie, frequenta i passaggi a vuoto, si sofferma non sul tutto, ma sui resti, sulle rovine: su ciò che è rimasto. Immortala barlumi dell’apocalisse della storia. Tasselli che rimandano a un mosaico oramai invisibile”. In questa personalissima reinvenzione del vedutismo ottocentesco, rivissuto attraverso una sensibilità unica e radicalmente contemporanea, Jodice porta il suo sguardo via via su “alimenti, manichini e utensili, che si caricano di valenze inquietanti” (Eden), su “vegetazioni coltivate o selvagge, che alimentano universi visionari” (Natura). Fino all’ ”epilogo che è un approdo. Nella serie sul Mare, spiagge, isole e scogli non sono contaminati, né contagiati: sono stati ripuliti di ogni ingombro.

Nessuna eco. La natura è resa assoluta, come un monumento dell’interiorità”. La ricerca di questo maestro, in tutti i cicli a cui si è dedicato il suo obbiettivo fotografico, ha sempre quindi inseguito e perlustrato, sempre secondo le parole di Trione, “l’intuito, la curiosità, l’arbitrio. Si consegna a una prodigiosa rabdomanzia percettiva, per perlustrare il visibile. Vuole ricondurre, però, la pluralità indisciplinata del mondo dentro i bordi dell’obiettivo. Seleziona schegge, che iscrive in una cornice immutabile. Assorbe materiali dal vivo, per dar vita non a regesti dell’attualità, ma a fotogrammi classici, distanti da mode e da tendenze […] coniuga spontaneità e rigore, eccitazione e disciplina. Su questa soglia, non si lascia mai travolgere dal presente: allinea una moltitudine di suggestioni e di spunti veri dentro confini esatti. La sua sfida è ambiziosa: muovere dalla cronaca per spingersi verso una dimensione metafisica. Trasformare puntuali resoconti spaziali in esercizi senza tempo. Di fronte a noi, non è un semplice reporter. Ma un artista spirituale, mirabile nell’utilizzare i luoghi come se fossero pezzi di imprevedibili nature morte. Nei suoi scatti, non ci sono incertezze: non c’è vita, non c’è aria. Ma l’eternità dell’istante, affidata a un bianco e nero inconfondibile”.

Biografia di Mimmo Jodice

Mimmo Jodice nasce nel 1934 a Napoli dove risiede. Dopo alcune esperienze con il disegno, la pittura e la scultura, a partire dall'inizio degli anni sessanta focalizza il suo impegno, in maniera radicale e definitiva, sulla fotografia.
Al 1967 risale la sua prima mostra personale, che si tiene alla Libreria La Mandragola di Napoli, presentata da Antonio Napolitano e nello stesso anno, nell'edizione italiana della rivista americana "Popular Photography", è pubblicata per la prima volta una sua immagine.
Nei lavori di questo periodo rifiuta il concetto che vuole la fotografia specchio della realtà e si accosta alle arti visive e alle coeve ricerche di stampo concettuale. Sperimenta, infatti, le possibilità espressive della fotografia, dal punto di vista tecnico (combinandola, talvolta, con interventi manuali, soprattutto con il collage) o linguistico. Già da allora, si rivela fondamentale nel suo processo creativo il lavoro svolto in camera oscura, dove l'autore imprime alla registrazione del dato oggettuale, ulteriori, e talvolta irriproducibili, manipolazioni (in una intervista parla di "alchimia della camera oscura", cfr. M. Jodice, Milano 1983).
Nel 1968 tiene la sua prima mostra personale in uno spazio pubblico nelle sale del Teatro Spento del Palazzo Ducale di Urbino.
All'urgenza di impegno politico che segna l'Italia degli anni settanta, Jodice aderisce con un corpus di opere di impegno sociale, nelle quali il tema del Meridione viene riproposto in una chiave inedita, con immagini "ben costruite", investite della potenza di simboli, seppure frutto di una esperienza diretta, esercitata sul campo (cfr. G. Bonini, Milano 1980).

I lavori di questo periodo nascono spesso dalla collaborazione con storici, antropologi o sociologi, e trovano visibilità in alcune mostre e nella pubblicazione di libri. Tra i primi, il volume Chi è devoto con Roberto De Simone e il ciclo di immagini Il ventre del colera, scattate in Campania durante l'epidemia del 1973, raccolte in una mostra al Sicof di Milano e nel volume introdotto da Domenico De Masi. Le sue foto di impegno sociale compaiono nel primo numero della rivista "Progresso Fotografico", uscito nella veste monografica nel gennaio del 1978 e sono inserite nella mostra Facets of the Permanent Collection. Expressions of the Human Condition, curata da Van Deren Coke nel 1981 per il Museum of Arts di San Francisco, che rappresenta il primo importante riconoscimento del suo lavoro in ambito internazionale. L'attenzione al tema sociale vede anche Mimmo Jodice impegnato nella ideazione di opere collettive, come il progetto curato con Cesare De Seta ed esteso ad altri fotografi la cui prima tappa è il libro Napoli 1981. Sette fotografi per una nuova immagine.
Nel 1970 Mimmo Jodice è invitato a tenere corsi sperimentali presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli dove, istituita la cattedra di Fotografia, insegna sino al 1994.
Nel corso degli anni settanta, procede parallela, la sperimentazione linguistica, che l'autore propone attraverso una serie di mostre, in particolare Nudi dentro cartelle ermetiche nella Galleria Il Diaframma di Milano nel 1970 presentata da Cesare Zavattini e Identificazione allo Studo Trisorio di Napoli nel 1978 presentata da Marina Miraglia. Contemporaneamente, Mimmo Jodice è tra i protagonisti della scena d'avanguardia a Napoli, accesa soprattutto dalla attività di alcune gallerie, la Modern Art Agency di Lucio Amelio, lo Studio Morra, lo Studio Trisorio e la Galleria di Lia Rumma. Una testimonianza della sua partecipazione, spesso irrorata da rapporti amicali, è stata in seguito raccolta nel volume Avanguardie a Napoli, curato da Bruno Corà nel 1996.
Nel 1983 la casa editrice Fabbri dedica a Mimmo Jodice uno dei primi volumi monografici della collana "I grandi fotografi", con un testo di Filiberto Menna e un colloquio dell'autore con Giuseppe Alario.
Molti studiosi concordano nell'individuare un significativo cambiamento nell'iter del suo lavoro, a partire dalla serie di immagini raccolte sotto il titolo Vedute di Napoli, realizzate dal 1978 e raccolte l'anno seguente in un volume con testi di Giuseppe Bonini e di Giuseppe Galasso. In queste immagini scompare del tutto la figura umana e Jodice si allontana in maniera ancor più radicale dall'intenzione di documentare la scena reale. Le sue fotografie vengono definite "metafisiche" e la sua ricerca è interpretata come un lavoro di autoanalisi dal quale affiora il dato surreale della vita di tutti i giorni. La stessa capacità di trasformare scorci, oggetti, vedute, in immagini spiazzanti o cariche di valore simbolico, si manifesta, successivamente, nelle fotografie raccolte nei libri Naples: une archéologie future con testo di Jean-Claude Lemagny, Gibellina con testo di Arturo Carlo Quintavalle, entrambi del 1982, e Suor Orsola. Cittadella monastica nella Napoli del Seicento del 1987 con testo di Annette Malochet.

 

Una selezione delle foto apparse in questi volumi viene esposta in una mostra personale presentata nell'ambito della manifestazione "Mois de la photo '88" a Parigi e pubblicata nel volume Mimmo Jodice fotografie insieme a un testo di Carlo Bertelli.
Nel 1988 Mimmo Jodice fotografa la città di Arles e lo stesso anno ne espone le immagini in una mostra personale nel Musée Réattu di Arles accompagnata da un catalogo con testo di Michèle Moutashar. Dopo questa raccolta, dedicherà numerose altre serie di immagini a città diverse. Saranno oggetto del suo interesse, New York (1985), Parigi (1992-1994), Roma (1999, 2005-2007), Boston (2000-2001), São Paulo (2003-2004), Tokyo (2004-2006), Mosca (2006).
Successivamente, nel 2006, una mostra nel Palazzo Reale di Napoli e il volume Città visibili, pubblicato in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Architettura conferitagli dall'Università degli Studi di Napoli Federico II, raccolgono le tappe di questo suo itinerario spinto ben oltre i confini della sua città natale, mentre altri volumi - spesso pubblicati in occasioni di mostre personali - approfondiscono la visione di una singola città, come Paris: City of Light del 1998 con un testo di Adam Gopnik pubblicato in occasione della mostra alla Maison Européenne de la Photo di Parigi, Inlands. Visions of Boston del 2001 curato da David D. Nolta e Ellen R. Shapiro e pubblicato in occasione della mostra al Massachusetts College of Art and Design di Boston, São Paulo del 2004, con un testo di Stefano Boeri e pubblicato in occasione della mostra al Museu de Arte de São Paulo, Roma del 2008 con testi di Richard Burdett e di Cornelia Lauf. Contemporaneamente, Mimmo Jodice prosegue il suo itinerario entro i confini di Napoli, la città dove, pur denunciandone le difficoltà, sceglie di continuare a vivere. Le immagini che ne derivano sono oggetto di alcune mostre, tra le altre, La città invisibile al Museo di Castel Sant'Elmo a Napoli del 1990 presentata da Germano Celant.
A partire dagli anni ottanta, in diverse occasioni, Mimmo Jodice rivolge il suo sguardo all'arte antica e all'archeologia, ne sono risultati volumi come Un secolo di furore del 1986 con Nicola Spinosa, Michelangelo sculture del 1989 con Eugenio Battisti, negli anni Novanta i volumi Paestum, Pompei, Neapolis e Puteoli con Fausto Zevi, nel 1992 i cataloghi Antonio Canova e La collezione Boncompagni Ludovisi. Algardi, Bernini e la fortuna dell'antico curato, quest'ultimo, da Antonio Giuliano. Dal suo interesse per l'architettura nasce la collaborazione con Álvaro Siza e la serie di foto esposte alla Fundação de Serralves di Porto nel 1990.
Nel 1990 la sua partecipazione alla mostra collettiva Vue du Pont curata da Anny Milovanoff alla Chartreuse di Villeneuve lez-Avignon lascia emergere la sua predilezione per i temi legati alla memoria.
Nel 1993 in occasione della mostra a Villa Pignatelli di Napoli e a Palazzo della Ragione a Padova, esce la monografia Mimmo Jodice. Tempo interiore a cura di Roberta Valtorta nella quale sono indagate la "dimensione metafisica", il "superamento dell'esperienza sensoriale", la capacità di creare realtà "altre" e di instaurare un rapporto con il mondo del sogno.
Gradualmente prende corpo nel lavoro di Mimmo Jodice una raccolta di opere identificate con il titolo di Mediterraneo, nelle quali ricordi individuali, memoria collettiva, sguardo interiore, si combinano in un affresco della cultura grecoromana, la cui storia e i cui miti sono restituiti nel personale linguaggio dell'autore. Per la prima volta le foto appartenenti a questo tema sono raccolte nel volume Mediterranean pubblicato dalla casa editrice newyorkese Aperture nel 1995 con testi di George Hesey e di Predrag Matvejevi in occasione della mostra personale al Philadelphia Museum of Art di Filadelfia. Numerose mostre vengono dedicate a questo stesso tema, che è diversamente trattato nelle personali al Cleveland Museum of Art di Cleveland e alla Aperture Burden's Gallery di New York nel 1999, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e al Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea di Rivoli nel 2000, all'Istituto Italiano di Cultura di Tokyo e nel Museo di Fotografia a Mosca nel 2006.
Nel 1995 nella Galleria Lia Rumma di Napoli e successivamente, nel 1998, nella mostra al Museo di Palazzo Ducale di Mantova e nella monografia curata da Germano Celant, appare un nuovo ciclo di fotografie intitolato Eden, concepito come "una metafora sulla violenza quotidiana" (cfr. M. Jodice, Milano 2004).
Nel 2000 viene pubblicata la monografia Isolario mediterraneo con testo di Predrag Matvejević, nella quale appaiono riunite per la prima volta lefotografie dedicate al mare, un tema destinato adacquistare grande rilievo nel lavoro di MimmoJodice. Immagini depurate da ogni strutturalegata al rito moderno della vacanza e assegnatea una condizione di solitario pellegrinaggioalla ricerca di un diverso equilibrio tra noi e lecose (cfr. M. Jodice, Milano 2000). Al tema delmare è dedicata la mostra del 2001 nella sedemilanese della Galleria Lia Rumma e nel 2003alla Galleria Baudoin Lebon di Parigi presentatada Bernard Millet.
Nel 2001 la Galleria d'Arte Moderna di Torino dedica a Mimmo Jodice un'ampia mostra retrospettiva curata da Pier Giovani Castagnoli.
Sue mostre personali si tengono in seguito in altri spazi pubblici, tra gli altri, al Museum of Modern Art di Wakayama in Giappone e alla Casa della Fotografia di Mosca nel 2003, al Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto a Rovereto nel 2004 e al Museo di Capodimonte a Napoli nel 2008.
Nel 2003 è stato insignito del Premio Feltrinelli per la prima volta assegnato alla Fotografia.
Nel nuovo millennio, tra le numerose monografie apparse, vi sono quelle a carattere antologico a cura di Roberta Valtorta pubblicata dalle edizioni Motta nel 2003 e la più recente Perdersi a guardare a cura di Alessandra Mauro, edita nel 2008 da Contrasto, con il titolo della quale l'autore si è voluto identificare in una citazione da Fernando Pessoa, "ma cosa stavo pensando prima di perdermi a guardare?".

Giovanni Cardone

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal 21 al 25 Settemre 2013 settima edizione rassegna dedicata ad incontri con Autori a scuola

di Giovanni Cardone

Si è inaugurata lunedì 21 settembre presso l’Istituto Statale Don Bosco – San Francesco D’Assisi di Torre del Greco ( Napoli ) la Settima Edizione della Rassegna dedicata ad incontri con Autori a Scuola che si concluderà sabato 25 settembre. La rassegna di quest’anno vede confrontarsi poeti, scrittori,giornalisti, insegnanti e allievi che sono la parte fondante di tutta la rassegna data che essa nasce con l’intento come ci dice la dirigente scolastica la Prof.ssa Grazia Paolella : “  L’arte e cultura  come mezzo di  comunicazione di alto valore didattico e formativo.”  Questa manifestazione ha avuto il plauso delle istituzioni del territorio e di tanti amici del mondo della cultura uno su tanti quello di Enrica Bonaccorti che nel ringraziare la dirigente per l’invito, rinnova il suo legame all’istituto e alla città di Torre del Greco. Ci dice ancora la dirigente : “ Sono contenta che  il nostro istituto è stato convocato al Quirinale per essere premiato ”.  Anche il Prof. Biagio Scognamiglio Dirigente Superiore per i servizi ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ringrazia dell’invito e rivolgendo un saluto a tutti gli intervenuti dice.: “ Le giornate dedicate all’arte e in particolar modo alla musica, al canto, al teatro, alla pittura è tale da rispecchiare la distinzione delle iniziative di grande valore formativo ed educativo visto che i nostri ragazzi e bambini sono schiavi di una comunicazione sbagliata. Augurandoci che questo modello culturale sia preso da esempio dagli altri istituti campani ed italiani”. Anche l’Assessore alla Cultura del Comune di Torre del Greco con un suo messaggio ringrazia la dirigente scolastica e tutti gli insegnati dicendo.: “ Questa rassegna contribuisce ad arricchire l’offerta culturale della nostra città che ha bisogno di questi eventi per una crescita culturale dell’intera città”

Programma

Lunedì 21 Ottobre

Ore 11,00 Aula magna

Giornata dedicata alla narrativa

Incontro con Francesco Saverio Torrese e il prof. Giuseppe Falanga, ordinario della Pontificia Facoltà Teologica dell’ Italia Meridionale

Dibattito sul testo:

L’ anello del pescatore di F. S. Torrese  Grauseditore

 

Martedì 22 Ottobre

Ore 11,00 Aula Magna

Giornata dedicata alla fiaba e alla filastrocca

Incontro con Rita Pacilio

Dibattito con i più piccoli

 

 

Mercoledì 23 Ottobre

Ore 11, 00 Aula Magna

Giornata dedicata alla Cittadinanza Umanitaria e alla solidarietà senza confini

Incontro con Brigida Musella Pappalardo, Ermanno Bocchini ed

Ermanno Corsi

Dibattito sui testi:

Manuale operativo di buona cittadinanza

umanitaria di E. Bocchini

 

Solidarietà è anche ...

...In cucina con i Lions

a cura di B.M.Pappalardo –

P.B. Bruno – F. Barbieri

Ed. Uberto Bowinkel

 

 

Giovedì 24 Ottobre

Ore 11,00 Aula Magna

Giornata dedicata alla poesia

Incontro con Giuseppe Vetromile

Dibattito sul testo:

Percorsi Alternativi di G. Vetromile

Ed. Marcu

 

 

Venerdì 25 Ottobre  Ore 11,00 Aula Magna

Giornata dedicata alla saggistica e alla poesia

Incontro con Raffaele Urraro

Dibattito sui testi:

Giacomo Leopardi

Le donne, gli amori di R. Urraro

Ed. Olschki

Ero il ragazzo scalzo nel cortile di R. Urraro  Ed. Marcus

 

Tibet tra violenze, stoica sopportazione e Cultura della non-violenza

di Simonetta Magni

946253_10201704104191400_264601970_n“Raccontate ai presidenti delle vostre nazioni come stanno realmente le cose in Tibet, fate sapere che cosa sta accadendo, aiutateci!”

Il passaggio dalle caotiche ed asfissianti città indiane, con i loro mendicanti e i loro sguardi

Molti che vengono qui hanno un interesse specifico per la causa tibetana.

ben lungi dall'assumere l'abitudine alla lagna che ci perseguita nel resto dell'India, pur nella sua povertà, lì giunto con niente, con stoica sopportazione si è rimboccato le maniche e partendo da zero ha fatto fiorire questa località, divenuta un forte polo d'attrazione per europei, americani, israeliani.

nel 1950, rivendicando un'ipotetica appartenenza, la Cina aveva invaso il Tibet, un vasto stato con una popolazione ben distinta da quella tibetana per lingua, cultura e persino nei tratti somatici.

I motivi potevano essere stati molteplici: lo sfruttamento di giacimenti di minerali, tra cui l'oro e l'uranio; la ricchezza di legname; il controllo delle riserve d'acqua; ma forse, soprattutto, la posizione strategica: dalle vette più alte del mondo è possibile infatti controllare tutto il sud-est asiatico.

Risultato: una cultura millenaria schiacciata, più di un milione di tibetani uccisi, torturati, messi a tacere tramite la violenza, la massiccia distruzione di rigogliose foreste, più di seimila monasteri rasi al suolo, la quasi totalità degli ori e delle ricchezze rubate, le sacre icone distrutte per appropriarsi delle pietre preziose, un patrimonio artistico perduto per sempre, un popolo costretto ad assorbire una cultura, una lingua ed uno stile di vita che non sono i loro, vessazioni a non finire, torture a uomini, donne, monaci e monache, persino a bambini, umiliazioni, centomila deportazioni nei lager e nei campi di lavoro dove subiscono punizioni corporali e trattamenti inumani e dove si provvede ad un lavaggio del cervello atto a obliterare ogni identità culturale e religiosa e ad inculcare con la forza e la repressione il modello di vita cinese.

La ferrovia fatta costruire per collegare il Tibet al resto della Cina rendendolo a tutti gli effetti una sua provincia sbarca ogni giorno migliaia di cinesi. In sessant'anni di invasione sette milioni di essi si sono istallati in territorio tibetano riducendo la popolazione autoctona ad una minoranza. Privati del diritto di esercitare la propria religione, soggetti ai lavori più umili, i mezzi di sussistenza spesso negati, vessati con politiche di sfruttamento, perduti i benefici di cui prima godevano come quello di poter ricevere cure mediche gratuite, sotto gli occhi di un mondo che non fa nulla per impedirlo, un'antica preziosa cultura si sta spegnendo. A ragione Sua Santità il Dalai Lama ha sempre parlato di genocidio.

Il governo cinese si è sempre premurato di fare in modo che meno possibile trapeli della reale situazione in Tibet. Ma per chi è a contatto diretto e giornaliero con questa gente è facile avvertirla, per le vie, negli sguardi della gente.

L'altro giorno un bambino è arrivato stremato con gli arti congelati. Ha viaggiato per una ventina di giorni nascosto in un camion; ora rischia l'amputazione di una mano. “Non è raro che accada”, mi hanno detto i monaci che l'hanno accolto; “capita che dobbiamo amputare un piede, una mano. Non sai mai in che condizioni arriveranno, quelli che riescono ad arrivare. Li mandano qui, li mandano in Nepal. In questo modo possono imparare a scrivere tibetano, qui ricevono un'educazione imparziale”.

Monaci e monache ci descrivono le sevizie subite; alcuni ne portano i segni evidenti sul corpo ma altri no, perché i cinesi spesso optano per generi di torture che non siano riscontrabili fisicamente: braccia incatenate per anni dietro la schiena, agganciamento al soffitto sopra un fuoco acceso, scosse elettriche su tutto il corpo o percosse con bastoni elettrici, pestaggi. Le monache raccontano di avere subito violenza.

Il reato? Per qualcuno è stato sufficiente che i militari scoprissero nella loro abitazione una fotografia del Dalai Lama.

Per motivi altrettanto futili c'è chi ha fatto decenni di galera e chi non ha più fatto ritorno alle proprie famiglie.

Sventolare una bandiera tibetana vuole dire farsi quindici anni di carcere; inneggiare ad un Tibet libero significa l'ergastolo.

Ogni giorno che passa non si può fare a meno di venire a conoscenza di nuove atrocità. A questo si sommano i resoconti dei viaggiatori occidentali che rientrano da quella nazione: descrivono una popolazione reticente ad avvicinarsi a loro per confidarsi, che vorrebbe far sapere ma che vive nel terrore; e allora preferisce rifugiarsi nel silenzio. Telecamere sono ovunque, nelle vie, nelle piazze. Se un tibetano scambia due parole con un occidentale, come minimo dovrà subire un interrogatorio. Nel caso di una chiacchierata in piena regola, la galera è sicura.

In certi locali di Dharamsala, adibiti a sorta di piccoli cinematografi, è possibile assistere a documentari, film, spezzoni di filmati amatoriali, a testimonianza della violenza della repressione. Si tratta di scene raccapriccianti: le manganellate di chi considera chi è non delle proprie idee peggio che bestie, le botte, i calci a tibetani inermi costretti con le mani sopra la testa; i movimenti impulsivi, rapidi, nervosi, di chi ha imparato a non ascoltare la propria coscienza, di chi non si è mai chiesto che cosa stia facendo; un militare mette brutalmente un cappio intorno alla testa di un tibetano in ginocchio e tira fino a strangolarlo.

L'accanimento su di un popolo così pacifico suscita ribrezzo e orrore in tutti noi. Invero certi esseri dell'umano hanno soltanto l'apparenza; le loro energie sono in realtà quelle dei demoni.

E' più di mezzo secolo di ferocia e di massacri subiti da un popolo dalla meravigliosa religione basata sulla non-violenza e sulla compassione e sul rispetto per tutte le creature, dalla più grande alla più piccola.

Più di mezzo secolo di ferocia e di massacri; ma quando andiamo a lezione da loro, ci insegnano la pace.

Un certo supporto morale ed economico è giunto dalla comunità internazionale e spesso da parte dei singoli, che tramite adozioni a distanza hanno permesso ai monaci bambini di studiare. Tuttavia i tibetani non hanno mai allungato una mano a chiedere. Non hanno mai assunto quell'aria da cenciosi e miserabili che vorrebbe far impietosire. Essi anzi generosamente hanno dato. Gratuitamente i monaci ci insegnano i segreti della meditazione, con quella calma e quel sorriso nei luminosi lunghi occhi che sono testimonianza di una prerogativa dei grandi: quella di non perdersi mai d'animo neppure nelle atrocità più spaventose.

La sera si va a mangiare in uno di quei ristoranti che sono stati aperti per i turisti un po' dappertutto a Dharamsala, mutuando molti piatti dalla cucina italiana o francese. Davanti a una gustosissima quiche o a un piatto di momo, i ravioli tibetani ripieni di verdure, raccogliamo le denunce delle donne che accorate riferiscono di controlli ginecologici forzati, di come in Tibet le ragazze incinte sotto i ventidue anni o comunque dopo il primo figlio siano costrette ad abortire; raccontano di certe zone rurali dove i cinesi passano periodicamente a bordo di furgoni per prelevarle e  farle sterilizzare, così come in Occidente si fa con i cani randagi.

La disperazione di queste donne traspare dai volti, dalle loro voci rotte dall'emozione. E' una popolazione che sta gridando in continuazione aiuto ai governanti della Terra.

Ma i governanti non l'ascoltano.

Il Dalai Lama, premio Nobel per la pace, ha sempre biasimato ogni segno di resistenza, anche un pacifico sciopero della fame. Egli è un esempio di tolleranza e di perdono per il mondo. Gli ignoranti e gli arroganti e i vili di questa Terra hanno sempre inteso far credere che usurpare territori fosse segno di grandezza; ma è venuto il tempo che la vera grandezza sia vista dove essa è e che gli usurpatori siano visti per come sono: degli squilibrati e dei barbari che hanno reso il nostro pianeta più brutto e più violento. Anche se non comportasse azioni sanguinose, il fatto di derubare altri, che si tratti di pochi spiccioli o di una casa o di un territorio e una cultura, è indice di meschinità, di bassezza. I veri grandi non hanno mai preso nulla da altri; hanno sempre dato.

L'interesse degli esseri superiori è di controllare il proprio comportamento e la propria mente per attenersi in ogni momento alla via del dharma, della retta via. Le meschinità e le menzogne sono prerogativa dei sopraffattori e dei bramosi di denaro e di potere; non sicuramente degli esseri liberati dalle illusioni della mente.

Di tutto questo siamo testimoni, tra una lezione di meditazione di un monaco dagli occhi a mandorla e una fetta di torta al cioccolato in uno dei caffè panoramici.

Un'organizzazione di donne tibetane ci ha implorato, una volta rientrati nei nostri paesi, di far leva sui nostri governanti affinché facciano qualcosa in loro difesa: “Raccontate ai presidenti delle vostre nazioni come stanno realmente le cose in Tibet, fate sapere che cosa sta accadendo, aiutateci!”.

“Che possiamo fare noi” rispondono i turisti e i ricercatori spirituali americani “che possiamo fare noi, quando il nostro stesso paese è fondato su un sopruso e un eccidio quale è stato fatto a voi.”

Essere vicini a questo popolo spirituale dopo il sovraffollamento e il caldo e lo scompiglio e la voracità del resto dell'India è stata una boccata d'aria fresca. Ma anche occasione di pena. Meditiamo sulle illusioni degli esseri umani, convinti di raggiungere potere, realizzazione di se stessi e pace tramite vie opposte ad esse; coviamo un dispiacere indicibile per l'indifferenza del mondo, causa di altrettanto male; ci chiediamo con ripugnanza perché, invece di scegliere la collaborazione e la sperimentazione della Bellezza, unica via per vivere nella gioia, da millenni gli esseri umani si abbandonino a sanguinose e folli atrocità.

L'esilio dei tibetani in questo luogo suggestivo, la loro storia, tutto lacera l'anima.

E anche questa è India, l'India che plasma, in cui si cresce, si matura, si prende coscienza degli aspetti più sublimi ma anche più deleteri dell'esistenza.