Parole profetiche per il nostro tempo

Vocabolario di papa francesco2DEF.inddDopo il successo del primo "vocabolario", ecco un nuovo volume con altri termini tra i più ricorrenti nei discorsi, nelle omelie, nei documenti di papa Bergoglio.
Queste "parole" sono riprese e raccontate da giornalisti e comunicatori diversi che lo seguono da vicino, ognuno con il suo stile, ognuno con la sua sensibilità Uno strumento utile per cogliere il pensiero di Bergoglio e per orientare cristianamente la propria vita.

L'Autore: ANTONIO CARRIERO è salesiano di Don Bosco. Collabora con Avvenire, L'Osservatore Romano e Vatican Insider de La Stampa.

PRESENTAZIONE
Francesco è un incontro continuo
Greg Burke
Direttore della Sala Stampa della Santa Sede

Se c'è una persona che non ama tanto le parole ma i fatti, quello è Papa Francesco. Perciò come affrontare un vocabolario - per di più il secondo volume - che cerca di rappresentare con cinquanta parole il Pontefice? In realtà l'imbarazzo si supera velocemente perché in queste pagine non c'è affatto la disamina di princìpi teorici quanto la ricerca concreta e tangibile
di ciò che in Papa Francesco è vita quotidiana e impegno costante delle sue azioni.

Sarebbe impossibile rendere astratto Francesco. Egli è un "fatto" continuo. Egli è un incontro continuo. Persino i suoi documenti di Magistero sono scritti in modo tale da essere sempre un richiamo all'azione, al cambiamento, alla vita che vive. Papa Francesco è il Papa dell'amore non "a parole" ma da vivere.

In fin dei conti è il filo rosso che lega queste cinquanta parole: l'amore sono i fatti, non i ragionamenti. È bello che i temi siano affrontati da giornalisti e comunicatori così diversi, ognuno con il suo stile, ognuno con la sua sensibilità. È il modo migliore per parlare di Papa Bergoglio. La ricchezza di questo pontificato, infatti, non può essere trovata se non in un insieme di sguardi e di voci che vengono da prospettive diverse. Come quell'immagine a lui cara del poliedro con molteplici facce che è preferibile alla sfera uniforme.

Più che un vocabolario questo secondo volume, in continuità con il primo, appare come un'agile guida alla conoscenza di Papa Francesco, visto con gli occhi di chi, per lavoro ma anche per motivi personali, lo segue da vicino. In questo modo diventa una specie di conversazione a più voci tra amici e colleghi, in certi casi sembra quasi che le voci siano state elaborate confrontandosi, parlando, scambiandosi idee. Non è strano, è lo scenario della comunicazione in cui siamo: una conversazione costante che si alimenta online e offline in cui ciascuno si può affacciare e dare il suo contributo. Ecco, il vocabolario è così: un insieme di spunti nel flusso della vita di Papa Francesco che continuamente ci interpella.

Questo non è un volume statico ma uno stimolo: a leggerlo viene voglia di fare qualcosa, di dire la propria, di entrare nell'"avventura" a cui il Papa ci sta invitando. Un'avventura che ci spinge a prenderci un po' di più sulle spalle il destino degli uomini, soprattutto a partire dagli ultimi. Sinceramente, se avessi potuto scegliere il titolo non avrei optato per "vocabolario" ma avrei descritto quello che è oggettivamente: "cinquanta buoni motivi per rendere il mondo un posto migliore".

Il Decalogo della Misericordia nella Comunicazione

il_decalogoDieci buone regole che papa Francesco ci offre per essere comunicatori di Misericordia. Indicazioni che valgono per tutti, non solo per i giornalisti o i comunicatori professionisti. Come ha detto Francesco «l'amore, per sua natura, è comunicazione» e dunque come esseri capaci di amare, noi esseri umani siamo tutti naturalmente comunicatori.
Nella redazione di questo speciale "Codice" l'autore si è fatto aiutare da alcune immagini, alcuni gesti del papa. La misericordia, infatti, è una virtù concreta, operativa. E questo deve valere anche quando la applichiamo al nostro modo di comunicare.

Un piccolo contributo di riflessione, suscitata da papa Francesco, per una comunicazione che metta al centro la persona e che abbia il coraggio di farsi prossima a tutti.

Il Papa non sapeva che Vinicio non fosse contagioso quando lo ha abbracciato. L'uomo coperto da escrescenze per una neurofibromatosi, rifiutato dalla gente per il suo corpo deturpato, incontra l'amore perché Francesco non ci pensa due volte a stringerlo fra le braccia, restituendogli dignità. E' questa forse una delle immagini riportata dal libro di Alessandro Gisotti, che esprime meglio l'intento del volume: far capire come il Papa comunica e insegna a comunicare.
A spiegare che il contesto di una vera comunicazione è il "patto", è nella prefazione il card. Luis Antonio Tagle. Un concetto centrale su cui l'arcivescovo di Manila si è soffermato anche in un recente incontro presso "Civiltà Cattolica":
"È molto importante avere strategie di comunicazione. Ma attenzione: quando la comunicazione diventa solo strategia non è comunicazione, diventa manipolazione. Nella Bibbia, il contesto della vera comunicazione è il Patto di Dio con l'uomo, il patto dell'uomo con la donna, il patto fra le persone in una comunità. È questo il senso della comunicazione dobbiamo portare nel mondo dei Social media".

"Comunicare con tutti, senza esclusione", "Non spezzare mai la relazione e la comunicazione", "Generare una prossimità che si prenda cura": sono alcuni dei "comandamenti" indicati da Francesco, secondo l'autore del libro che associa ad ognuno un'immagine: dalla telefonata di Francesco a Pietro Maso fino all'incontro nei giardini vaticani con Shimon Peres e Abu Mazen.

L'autore del libro, Alessandro Gisotti, afferma:

"Questo piccolo volume che ho voluto offrire a chi lo vorrà leggere, vuole proprio essere questo: un 'codice della mente e del cuore', che vada aldilà degli articoli o dei comma di legge, e che cerchi di riappropriarsi del senso vero della comunicazione. Il card. Tagle, nella prefazione del mio libro, sottolinea che questo è l'intento del volume, cioè andare attraverso il Magistero di Francesco, anzi guidati da Papa Francesco, al cuore della comunicazione e, al cuore della comunicazione, c'è la persona. Francesco ci dice dunque che se non stiamo creando ponti, se non stiamo abbattendo muri, in realtà non stiamo proprio comunicando! Quindi l'atto del comunicare per essere davvero tale, deve veramente creare la relazione, sanare laddove ci sono ferite ed orientare verso processi di riconciliazione".

Borges, Manzoni, Shakespeare: sono tante le citazioni colte, che vengono declinate in modo concreto nel libro, cioè associate ai gesti del Papa che, come spesso rilevato, comunica con le parole non meno che con i gesti. Non a caso McLuhan diceva: "Il mezzo è il messaggio". La parola chiave è infatti prossimità perché comunicazione e misericordia si incontrino.

Ancora Gisotti afferma:
"Nel primo messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali c'è questa originalità: il Papa ha paragonato il buon comunicatore al Buon Samaritano. Sostanzialmente ha detto che il modello per un giornalista, per un comunicatore di professione, è il Buon Samaritano. Questo ha colpito me come credo abbia colpito molti di noi, nella comunità di comunicatori, perché Francesco sottolinea che il Samaritano passa dal chiedersi: ‘Chi è il mio prossimo?' al farsi prossimo a tutti e ad ognuno. Questo ha molto a che vedere con la comunicazione. Non a caso Francesco definisce il potere della comunicazione come il potere della prossimità. Questo, chiaramente, implica una cura del linguaggio, delle parole che sono "esseri viventi", come diceva Victor Hugo. Quindi questo tema della prossimità è presente non solo nella sua azione pastorale ma proprio nell'esortazione che rivolge ad ogni tipo di comunicazione non solo professionale ma anche della vita; pensiamo alla famiglia, pensiamo a quel ‘permesso, scusa, grazie'. Tre parole così semplici che danno proprio il senso di una prossimità nella vita quotidiana".

A prima vista Il Decalogo del Buon Comunicatore sembra un libro per giornalisti o addetti alle comunicazioni. Ma non è così. E' un testo che si legge tutto d'un fiato: stimola il desiderio di andare oltre le proprie debolezze, oltre quella reazione istintiva assetata di identificare il nemico o il diverso, per poter invece comunicare così, come con quell'abbraccio del Papa a Vinicio.

L'Autore:

ALESSANDRO GISOTTI è vice-caporedattore alla Radio Vaticana dove lavora dal Giubileo del 2000 dopo un'esperienza alle Nazioni Unite. Giornalista professionista dal 2004, segue quotidianamente l'attività del papa e della Santa Sede.

Con la prefazione del Cardinale Luis A. Tagle, Arcivescovo di Manila, Presidente di Caritas Internationalis.

 

Papa Francesco in Turchia, obiettivo dialogo

1385188_534306213311717_977248425_n«Fa che l’incontro del Papa con le autorità politiche porti frutti di giustizia e di pace», e ancora, «proteggi gli abitanti di questa terra dalla violenza, dall’odio e da ogni sorta di male. Da’ saggezza a tutti i governanti affinché possiamo vivere in armonia e in dialogo e possiamo cooperare pienamente per il bene comune, soprattutto servendo i malati, i poveri e i molti profughi che ora cercano rifugio in questa terra».  Parole colme di amore e di speranza, che abbattono i muri dell’odio e dell’incomprensione: sono solo alcuni dei passaggi della preghiera  che i Francescani di Sant’Antonio di Istanbul dedicano alla visita di Francesco in Turchia, ad otto anni dallo storico viaggio di Benedetto XVI.

Nel 2006 il clima era tesissimo, inquinato in parte dal celebre discorso di Ratisbona, durante il quale il Pontefice rivolse un solenne invito al dialogo e al riavvicinamento tra fede e ragione e tra le diverse fedi, ponendo la questione della conversione ad un credo religioso non per mezzo della “spada”, ma attraverso il “logos”, affermando che «non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio». Erdogan minacciò di non incontrare Papa Ratzinger. L’accoglienza fu fredda, ma Benedetto XVI riuscì a penetrare quel muro di ghiaccio con la forza della preghiera, con accanto il Gran Muftì di Turchia, tra le mura della Moschea Blu di Sultanahmet a Istanbul.

Ora è il momento di Francesco: da domani a sabato 30 sarà in Turchia per la festa di sant’Andrea apostolo; sabato 29 incontrerà la comunità cattolica del paese, costituita soprattutto da stranieri, in particolare africani, filippini, coreani e polacchi, in occasione della Santa Messa nella Cattedrale dello Spirito Santo.

Lo stesso giorno è previsto un colloquio privato nel Palazzo Patriarcale tra Francesco e Bartolomeo I.

Il giorno successivo Divina liturgia nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio, Benedizione ecumenica e Firma della Dichiarazione congiunta, prima di fare rientro a Roma.

Sulle orme di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Francesco giungerà nel grande stato-ponte tra Europa e Asia, per rinsaldare la cordiale amicizia con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, per  esprimere la preoccupazione del mondo intero per la sorte dei fratelli cristiani in Medio Oriente, per ribadire il messaggio di pace espresso il 9 novembre nel giorno del 25° anniversario della caduta del Muro di Berlino: « Dove c'è un muro c'è chiusura di cuore: servono ponti, non muri » ed ha aggiunto « L'umanità deve superare le frontiere delle inimicizie e delle indifferenze, deve costruire ponti di dialogo per fare del mondo interno una famiglia di popoli riconciliati tra loro, fraterni e solidali »

A M

Un Papa prostrato al Dio che è Amore

di Laura Vanetti

POPE: MASS WITH LORD'S PASSION CELEBRATIONLa prima Via Crucis di Papa Francesco è un’altra conferma del coraggioso tentativo del Santo Padre di riportare la Chiesa Cattolica alla sobrietà dei costumi e all’essenzialità del Messaggio evangelico. Sobrietà ed essenzialità incarnata nel rivivere il Venerdì Santo nell’unica sconvolgente Parola che sgorga dal costato di Cristo “Amore”.

Parola della quale l’Umanità ha totalmente perduto il senso

Una Umanità  che non riesce a sperimentare l’amore e il rispetto per se stessa.

La risposta di Gesù, che non è rimasto in silenzio davanti all’Umana Sofferenza ma ha risposto con quell’Amore a noi spesso sconosciuto le cui infinite declinazioni ci sfuggono in una quotidianità fatta troppo spesso di lotta a chi è più scaltro, fatta di obiettivi fallaci mentre la nostra anima si perde in distanze incolmabili da Quell’Amore che non è astrazione pura della mente ma Persona, quel “Tu” che ti salva, che ridà senso alla fatica le cui mille declinazioni sembrano andare di pari passo con quelle di Quell’Amore che però infinitamente ama e consola e si fa balsamo ed unguento per le nostre piaghe, i nostri “Giovedì Santo”.

Ecco che allora l’accorato invito ed esempio del Santo Padre a fermarsi, a tacere per Quell’Unica Parola che vale la pena di ascoltare, la Sua, quella di Gesù, invece di mille dotte teologie, sembra suggellare un nuovo inizio par la Chiesa Cattolica Romana, il tempo in cui, anche i teologi, i saggi del Tempio, si inginocchiano e tacciono.

Forse, allora, Il Signore potrà parlare nuovamente al Cuore petrino e al Cuore della Chiesa tutta e al Cuore dell’intera Umanità.

Dottrina e misericordia Papa Francesco: l’umile servitore del popolo

di Luca Rolandi
 

papa fr“L’uomo dal profilo basso”,  “l’anti-Ratzinger”, “l’uomo del popolo”, o “il gesuita dal cuore buono”. In  meno di 24 ore dalla sua elezione, il nuovo papa argentino non ha conquistato solo le prime pagine di tutta la stampa internazionale ma il cuore di tutti i cristiani e non. Ma al di là di tutte le aspettative e i falsi pronostici, il cardinale Bergoglio è l’uomo sorpresa. Mai un candidato dei gesuiti era andato così in alto nel cursus honorum e aveva deciso di restare così vicino al suo semplice popolo fin dalla scelta del nome dell’umile fraticello d’Assisi.

Il profilo di Bergoglio più che di un riformatore pare quello di un ecclesiastico connotato in senso nettamente moderato. Che però ha sempre agito con circospezione, utilizzando toni spesso pacati, presentandosi in modo umile e dimesso. E guadagnando consensi presso i ceti popolari attraverso uno stile di vita sobrio e riservato, cui si univano alcuni gesti di grande impatto mediatico (che lo avvicinano a Giovanni Paolo II), come la scelta di vivere in un appartamento in affitto e non nell’arcivescovado, l’utilizzo dei mezzi pubblici per gli spostamenti, la passione per il calcio (è tifoso del S. Lorenzo, squadra argentina del quartiere Boedo di Buenos Aires) e per il tango; ma anche i continui attacchi ai politici colpevoli di perpetrare il crimine della povertà; o la scelta, era il 2001, di lavare e baciare i piedi ad alcuni malati di Aids nell'ospedale Muñiz per malati di Aids, nel carcere di Devoto, a Buenos Aires.

Nel suo Paese di origine Bergoglio è stato spesso criticato per il suo eccessivo interventismo politico. Accusa che, come spesso è accaduto nella storia ai gesuiti, Bergoglio ha spesso ribaltato a suo favore, sostenendo che i suoi pronunciamenti e i suoi interventi erano frutto della volontà di opporsi al dispotismo ed alle ingiustizie del potere politico. Fermo ed esplicito oppositore della presidenza del peronista di sinistra Nestor Kirchner prima (che lo definì il «vero rappresentante dell'opposizione») e della moglie Cristina ora.

C’è già chi lo chiama il papa del cambiamento anche se altri lo contestano etichettandolo come un conservatore incrollabile: si oppone fortemente all’ aborto e alla contraccezione, al matrimonio omosessuale. Ha inoltre intrapreso una lunga battaglia contro le adozioni gay ponendosi in posizione di rottura con il presidente dell’Argentina. Nel 2010 ha affermato che l'adozione gay era una forma di discriminazione nei confronti dei bambini, sostenendo anche che  il matrimonio gay è "un tentativo di distruggere il piano di Dio".

Descritto come l’uomo dei primati e dalla carriera fulminea, papa Francesco, che ha rappresentato fino a poco fa un continente che raduna 1,2 miliardi cattolici, oltre il 40 per cento del mondo,  è un vero e proprio attivista sociale. Profondamente preoccupato per le disuguaglianze sociali in America Latina e nel mondo, ha sempre avuto a cuore i deboli e i bambini. Per l’arcivescovo di Buenos Aires, la povertà estrema e le strutture politiche ed economiche che la accrescono e la sostengono sono violazioni dei diritti umani. Umanità che per Bergoglio è al primo posto nel cammino di fede di un cristiano e che dalla quale non si può scindere il vero credente.  Raccontato dal suo biografo Sergio Rubin come il missionario della piazza che incontra la gente per avvicinarla a Cristo, Papa Francesco ha uno stile di vita sobrio e austero. Viaggia in metropolitana, in autobus e vola in classe economica.

Più volte ha predicato la necessità di distruggere quella mondanità che proviene dall’impero del denaro e dall’invidia umana; in un discorso tenuto lo scorso anno, ha accusato i suoi confratelli di ipocrisia per aver dimenticato che Gesù Cristo lavava i piedi ai lebbrosi e mangiava con le prostitute. Li ha criticato per aver rifiutato di battezzare i figli di madri sole, lodando le giovani donne che hanno mostrato coraggio di dare alla luce il loro bambino, nonostante il loro status.

Papa Francesco, il Papa della semplicità

di Laura Vanetti

 

bergoglioLa fumata bianca  dal comignolo della Cappella Sistina dove i cardinali sono riuniti da ieri ha segnalato che il nuovo papa è stato eletto. Il pontefice è stato eletto al quinto scrutinio dopo le fumate nere di ieri sera e di questa mattina.

Il Suo nome è Francesco I e già dalle prime parole al Popolo di Dio emerge la semplicità, la vicinanza con la gente. Un papa di frontiera con cui la Chiesa Cattolica Romana inizia un nuovo cammino nella profonda speranza di una rinascita dalle ceneri della corruzione, del carrierismo, e degli innumerevoli casi che sempre più hanno non solo impolverato ma coperto di fango il Volto di Cristo.

Un papa che già dai primi attimi ritorna al Vangelo e alla preghiera, a quella preghiera che Gesù ha insegnato; il Padre Nostro.

Un papa semplice anche nella Liturgia che mostra agli occhi di tutti un reale ritorno all'essenziale.

Ha commosso le popolazioni di tutto il mondo domandando di pregare per Lui. Un forte segnale che riporta l'asse del nostro sguardo e di tutta la Chiesa sul Vangelo, sulla Preghiera e sul Volto di Cristo.