SINODO: POTENZIALITA’ E LIMITI

di Luca Rolandi

Ancora una volta il sinodo ha mostrato le potenzialità e i limiti di questo strumento. Da un lato esso

delude la collegialità definita al Vaticano II: quella che dà a ogni vescovo un potere sulla Chiesa

universale da esercitare in comunione con Pietro e di cui in un sinodo meramente consultivo non c'è

traccia. Dall'altro proprio perché è l'unico surrogato disponibile di quella collegialità, il sinodo

finisce per compensarne la mancanza e per dare il senso di cosala Chiesapensa sui suoi grandi

problemi.

Crisi. Quale crisi e quali risoluzioni?

di Mirko Marongiu

 

Leggendo i vari commenti su FB, ma anche sui giornali, mi chiedo sempre quando si parla di crisi di che cosa si stia realmente parlando. Partiamo da un dato: le 20 maggiori banche europee possiedono titoli tossici (spazzatura) per un ammontare pari a tre volte l'intero debito pubblico italiano, quei stessi titoli sono detenuti anche dalle nostre banche ma per un ammontare che rientra in uno spread fra il 15% e il 20%, mentre hanno una capitalizzazione elevata nei nostri titoli di stato, tuttavia sono gli istituti finanziari che in maniera indiretta stanno pilotando l'andamento della crisi internazionale, facendo presumere che il debito sovrano italiano sia anch'esso spazzatura e quindi invertendo i termini per quanto riguarda il rischio bancario.

 

Ricordo che fra gli stati mondiali, l'Italia è terza per quanto riguarda la sua riserva aurifera, pari a 2.451, 8 tonnellate, ampiamente sufficienti eventualmente a garantire il debito, ma nonostante tutto l'altro giorno si è parlato di problema di liquidità delle banche, quindi di tipo monetario. Perché faccio questo discorso? Perché l'Italia soffre di una crisi finanziaria importata che si va a inserire su una seconda crisi di tipo sistemico, che ha a che fare soprattutto con la mancanza di sviluppo e una sovrastima delle entrate che creano puntualmente (fatto salvo su qualche annualità) un deficit di bilancio che pesa sulla richiesta di finanziamento e quindi ulteriore emissioni di titoli di stato.

 

Ora, le crisi finanziarie vanno risolte con metodi finanziari, ovvero si agisce sulla quantità di liquido (o moneta) circolante e sul tasso di cambio e costo di fornitura della moneta, insomma come ho già avuto modo di dire, si procede ad una svalutazione dei debiti attraverso un aumento controllato dell'inflazione dato da una quantità maggiore di moneta in circolazione e a tassi inferiori, mentre si agevola la concorrenza procedendo ad una svalutazione. Ovvio, sarebbe in ogni caso una strada irta, ed è comprensibile come mai il mondo finanziario non voglia procedere in tal senso, infatti si ritroverebbe con un pugno di mosche in mano o quasi.

 

Data l'entrata della moneta unica, quindi la vera cessione di sovranità, poiché ora si può agire solo sotto l'aspetto delle entrate e delle uscite, appare chiaro come questa sia una manovra da affrontare a livello di Eurozona e concertando i passi conla BCE, proprio grazie alle riserve aurifere. Inoltre, dovremmo anche chiederci se la struttura esistente per il posizionamento dei titoli del debito sovrano sia la più efficiente o sia proprio essa a fornire l'arma per rivoltarsi contro gli stati, ben si faceva una volta quando i titoli erano posizionati attraverso organi di funzione pubblica.

 

Diverso è il discorso per quanto riguarda la crisi sistemica italiana, data soprattutto da due fattori: mancanza di politiche industriali, si pensi alle svendite dei gioiellini sia privati che pubblici che si sono fatti negli anni per acquisire più potere (relativo) finanziario ma a danno dell'economia reale e dell'occupazione e alla mancanza di investimenti adeguati in ricerca e sviluppo, qua la colpa non è solo dello Stato, anzi principalmente dei privati, poiché le idee non si sono trasformate in prodotti e spesso e volentieri i brevetti sono stati venduti all'estero dove poi hanno creato occupazione e potere finanziario.

 

A questo si aggiunge un altro fattore: la famosa evasione. Semmai la colpa dello Stato è di aver elargito cospicui finanziamenti ad aziende che successivamente hanno dichiarato fallimento (ma non si capiva dai bilanci?!?) perché avevano dei piani industriali risibili o che hanno trasferito poi la produzione all'estero, quindi con una mancanza di garanzie reali a favore dello stato, insomma profitti privati da stato liberale e perdite socializzate da stato socialista. Arrivo dunque alla finanziaria, utile o meno?

 

Probabilmente come molte delle finanziarie, fino a quando non si procederà a un ripensamento prima ancora che della struttura dello Stato al metodo con cui si prendono le decisioni, non potrà che essere un provvedimento tampone, soprattutto se l'Unione Europea non interverrà adeguatamente da un punto di vista finanziario e non si tratta, come prima esplicitato, di comprare i nostri titoli di debito sovrano ma di mettere mano alla questione monetaria. Potremmo discutere se questa finanziaria sia stata più o meno equa, non credo lo sia particolarmente, però pongo una domanda: sono i numeri assoluti che fan capire se essa sia più o meno equa?

 

Io credo che quando si parli di interventi strutturali non si debba parlare solo di entrate e di uscite, ma di come queste avvengono, per carità forse è un lavoro molto più oscuro e che da meno visibilità, ma da lì credo occorra incominciare: come si forma il reddito imponibile da dichiarare e quali sono i documenti comprobatori al fine di una giusta riscossione delle tasse? Ecco dove credo stia il vero problema dell'equità, sul fatto di pensare quale unica strada al prelievo forzoso o a una diminuzione dei servizi resi o della loro qualità, visti i tagli di tipo orizzontale. Per la verità noto che anche nei provvedimenti più dolorosi, in qualche modo c'è una forma di redistribuzione, ovvero pensiamo a quel 100% di persone che vanno in pensione con l'80%, quando nel futuro si sarebbe andati col 60% perché esistente un sistema basato sul retributivo anziché su quanto versato.

 

Questo non mi fa certo gridare di gioia, in particolare per le tempistiche scelte, è evidente che molti passi restano da fare, infatti ricordo che il sistema pensionistico attuale è in attivo, come viene gestito quel surplus, come vengono fatti rivalutare le risorse mobili ed immobili in mano al sistema previdenziale? Per quanto riguarda poi la patrimoniale, siamo sicuri che è solo l'aliquota che determina un sistema di tassazione progressivo? Quindi tocca mettere mano al sistema di detrazioni/deduzioni possibili, perché il male sta all'origine non alla fine, fatto salvo chi evade al 100% spesso e volentieri chi ha di più e paga di meno riesce a farlo legittimamente, ovvero avvalendosi delle norme esistenti che creano il reddito imponibile.

 

Un’imposizione patrimoniale inoltre passa anche per gli immobili/mobili registrati, non l'IMU come concetto non è sbagliato in sé stesso, non è neppure totalmente sbagliato che si paghi sulla prima casa, a una condizione è un po' differente vivere in un appartamento, in una casetta o in una mega villa, quindi occorre una doppia parametrazione che potrebbe essere l'ISEE e il valore di mercato, così si è detto vediamo, in ogni caso si sono poste aliquote differenti per prima e seconda casa. Per quanto invece riguarda l'iva credo occorra rivedere le tabelle, solo in questo modo si può determinare una non sperequazione e un'incisione minima sul potere d'acquisto e quindi sui consumi.

 

Quel che mi preoccupa in tutta questa situazione è che dibattiti nel merito sono posti solamente sotto le finanziarie, io capisco che in qualche modo alcune questioni siano per "addetti" ai lavori, ma come disse qualcuno, parafrasandolo: l'economia è quella cosa che deve capire per prima la massaia, tocca spiegare la situazione e agire sui lati di scura, i “colpi di scena” son buoni solo per tamponare una situazione, ma certo non portano nulla sul lungo periodo, occorre lavorare negli interstizi del sistema e cambiarlo da là dentro.

Analisi prospettica dell’Italia

Analisi prospettica dell’Italia

di Mirko Marongiu

 

Se il XX° è stato definito il “secolo breve” (E. J. Hobsbawm - 1994),  personalmente temo che quello appena iniziato, il XXI°, sarà forse uno dei più lunghi che dovremo affrontare: non più settant’anni caratterizzati da una crescita esponenziale di tipo economico, tecnologico e la nascita e l’espansione del socialismo, ma una durata del valore nominale di cento anni o forse più, se in qualche modo non si ponga un argine a crescenti fenomeni di pensieri e volontà “neo-feudalistici”.

 

«Il mondo finisce in questo modo: non con il rumore di un’esplosione, ma con un fastidioso piagnisteo», disse il poeta Thomas Eliot, anche se, nel merito, lo stesso Hobsbawn, appunto ne Il secolo breve da lui descritto, affermavo come fosse terminato in tutti e due i modi. Forse è vero, se si considerano i settant’anni presi in considerazione (1914-1991), tuttavia occorre porre in luce come la fase finale di esso - la frana - abbia sepolto i giacobini al pari dei girondini e dei cordiglieri. Dunque, non il termine ma l’inizio della fine.

 

La nemesi può coincidere proprio con la fine della storia e con l’ultimo uomo sopravvissuto a essa, giacché il futuro dovrebbe essere la proiezione del presente sui fondamenti del passato (Tucidide), in una successione unidirezionale e universale degli eventi, dove cicli e discontinuità sono una funzione (Francis Fukuyama, The End of History and the last man, 1992), cui aggiungerei la specificità di lineare progressiva

 

Questo detto vale da un punto di vista prettamente concettual-filosofico, ma proprio l’affermazione di tale pensiero ha un riflesso diretto sulle azioni e decisioni quotidiane, che in questi anni hanno teso alla nichilizzazione della storia e, di conseguenza, delle diversità di pensiero attraverso il prosciugamento per assimilazione culturale. Tuttavia, senza memoria, non c’è futuro né presente, ma il caos: venendo a mancare la visione universalistica e lineare. si avrebbe soltanto discontinuità e ciclicità, un ritorno agli anni bui.

 

Ultimamente mi sono ritrovato a domandarmi che cosa pensasse e come agisse la popolazione romana fra il 410 e il 568 d.C. e, se in fin dei conti, non ci fossero delle similitudini con il 1993 – 2012. Oggi, in Italia, di  fastidiosi piagnistei, se ne odono decisamente troppi: sono essi figli della sola crisi economica? No, piuttosto essi ricordano proprio quella “fine del mondo”, ma non è ancora costituita, per fortuna, un’allitterazione con tale figura.

 

I primi segni di fine della storia tuttavia fanno capolino: si va dall’annichilimento culturale dato dal tentativo di “riscrivere” la storia a opera di una parte politica, così come dal depauperamento del percorso unitario e della memoria sociale d’insieme, passando per la negazione del confronto e del ragionamento, fino all’anomia. Quest’ultima caratteristica peculiare non riguarda soltanto alcune parti della massa la cui caratteristica comune risulta essere il “NO”, nella negazione dello stesso io,  inteso quali origini e conseguenze, senza visione del futuro, dominati dalla visione onirica del sé, alla quale gli attori istituzionali, al pari delle più comuni persone, non si sottraggono. Tutti accumunati dalla “Provocatio ad Populum”, conseguenza di “Argumentum ad Popolum”, per cui ci si rimette al giudizio del popolo, facendo ricorso alla stessa popolarità dei personaggi. Insomma, la morte del diritto così come comunemente inteso e duramente conquistato nel corso delle età umane.

 

Siamo dunque alla presenza di un fenomeno di frammentazione, forte di una visione escatologica da parte del volgo, figlia e madre della moltitudine di triunviri creati dal Corpus normativo attuale e dalla società o, per meglio dire, dagli scudieri e dai valvassini che portano le masse al seguito. Questi sono tanto più forti quanto più il territorio è piccolo, nonostante con le pratiche quotidiane vogliano far credere di disconoscere l’impegno comune, proprio quel Corpus.

Certo, tale fenomeno non potrebbe diventare dominante senza una figura che fornisca visioni fideistiche - i vate in Italia non mancano, così come gli adepti - forti dell’abbandono dell’illuminismo, non quello caratterizzato dallo “scientismo”, passatempo contemporaneo, ma dal dubbio e dalla ricerca del vero e della negazione delle verità assolute. Di questo passo, si avranno i “Marenghi” in una valle del Piemonte e i “Ducati” a Parma e soltanto quando vedremo erigere nuove mura, forse ci si accorgerà del problema. Del resto, in Italia abbiamo già il “Principato di Filettino” ma, dell’esistenza di questo, quasi nessuno se n’è accorto.

 

L’esito delle elezioni in Italia conferma questo panorama. D’altra parte, leggendo un’analisi politologica di “Fondazione Etica”, si notano le seguenti parole: «È un altro il vero motivo di allarme che rischia di passare sottotraccia: chi ha vinto, ha vinto al prezzo di condannarsi alla ingovernabilità. (…) Nel senso che non potranno affrontare scelte importanti, ma solo limitarsi a quelli incolori che mantengono il quieto convivere di forze tanto diverse. Amministrazioni ingessate, insomma, e quindi non benefiche per i cittadini, soprattutto ora che hanno bisogno di scelte decise e coraggiose». Analisi che condivido, vista l’eterogeneità delle coalizioni di cui il centro-sinistra è animatore, pur davanti alla liquefazione di altre forze.

 

Da dove occorre ripartire? Non certo da una mera analisi della microfisica del voto o di dinamiche strategiche elettorali, per carità utili, ma che, in questo caso, rappresenterebbero una strategia di cortissimo respiro. Per riprendere il filo, ovvero definire un post-contemporaneismo, una prospettiva per il superamento della crisi attuale, occorre considerare questo periodo quale faglia di rottura di schemi prefissati.

 

Ripeto dunque la domanda: da dove occorre ripartire? È essenziale riprendere alcuni capisaldi delle teorie moderne, concetti i quali hanno caratterizzato e caratterizzano, pur in un’ottica sempre più evanescente, i programmi dei partiti attualmente esistenti: lavoro, libertà e merce, parole d’ordine che costituiscono il nucleo fondante della necessità prima del genere umano: la sicurezza, intesa quale ben-essere.

 

Non è infatti un caso che il punto di frattura attuale abbia quale contesto di riferimento una crisi economica, ma ancor di più una crisi del lavoro, quindi delle identità sociali e del concetto di libertà: un concetto, una dicotomia su cui i più grandi filosofi di tutti i tempi si sono soffermati. A tal proposito, credo sia giusto ricordarne un suo paradigma il quale mi ha particolarmente colpito: «Nelle società liberate dalle catene del lavoro, l’uomo non sa più nulla delle attività arricchenti per le quali vale la pena di guadagnare la libertà. Come a dire che l’uomo liberato dal proprio lavoro perde il senso stesso della propria libertà», (Diana Pianola, Il lavoro e l’umano, Cqia rivista 2011).

 

Appare chiaro come, venendo meno il lavoro, aumenti il senso della mancanza di libertà e aumenti l’idea di esser sfruttati, una condizione che si riflette automaticamente nei sentimenti negativi verso le istituzioni, dovuto alle precarie condizioni economiche e alle azioni dettate dai policy maker, nonché al sempre più grande senso di incertezza. La condizione economica e le decisioni di politica economica meritano uno spazio loro, tuttavia, in questo momento, occorre ricordare che esse non sono frutto di una visione liberista o progressista del pensiero economico, ma frutto di un nuovo paradigma instauratosi, ovvero la società contemporanea. Essa valuta una persona non in base al lavoro che svolge - quindi alla capacità di contribuire allo sviluppo del tessuto economico e sociale – bensì secondo il livello di consumo che si può permettere.

 

Descrive molto bene il fenomeno Z. Bauman in Lavoro, consumismo e nuove povertà (Città Aperta Edizioni, Troina - En - 2004), quando asserisce che: «L’economia attuale non ha più bisogno di una massiccia quantità di forza lavoro, avendo imparato come accrescere non solo i profitti, ma anche il volume di produzione riducendo contemporaneamente il lavoro e suoi costi. (…) Sul   piano   economico   come   su   quello   politico,   la moderna società dei consumi può svilupparsi senza arruolare in massa la popolazione nei ranghi dell’esercito industriale. Di fatto, i poveri hanno cessato di costituirne la riserva e gli appelli dell’etica del lavoro, privi di rispondenza con la realtà attuale, suonano sempre più vuoti».

 

Su questo paradigma si è mosso il vecchio pensiero economico liberista, plasmando il tessuto connettivo economico-finanziario e contemporaneamente quello sociale. Infatti, il fenomeno non è né nuovo né strano: più volte nella storia, in maniera ciclica, il pensiero dominante ha costruito ordini e/o dettato le regole, creando inclusi ed esclusi, con questi ultimi rappresentanti un’anomalia, la cui colpa era riferibile a loro medesimi, in quanto non rispettosi dei precetti dettati dalla società. Tuttavia, codesto fenomeno aveva anche un retro della medaglia: un sistema di pensiero dicotomico, ove da una parte si costruivano altri ordini regole opposte al pensiero dominante, un antisistema, mentre dall’altra la lotta fra i due estremi costituiva un sistema di mezzo, una quiete o sorta di purgatorio, utile per un reinserimento degli emarginati  - intesi quali persone escluse dalla società, poiché estranee al dettato normativo fatto comune - in funzioni utili alla collettività, ovvero trattavasi del reinserimento lavorativo.

 

La società contemporanea per effetto della nemesi, frutto della nichilizzazione della storia e della scomparsa diversità di pensiero, di cui precedentemente si è parlato, ha tuttavia perso le caratteristiche antisistemiche. Queste erano per altro molto peculiari; infatti, dato il sistema geopolitico, dati gli epicentri esistenti della ripartizione del pensiero cultur-politico – occidentale piuttosto che orientale –, lo stesso poteva considerarsi di origini “extracorporee”, ovvero afferente a un corpus a sé stante, con ordini regole da rispettare. Non a caso era in voga utilizzare il detto: trapiantare in altre popolazioni (o classi o ceti di essa),  piuttosto che in regioni economiche o stati-nazione, pensieri di natura diversa.

 

La fine della storia e la mancanza di contrapposizione, metaforicamente identificabile con la caduta di una muro e, quindi, di un blocco di pensiero ha fatto sì che l’antisistema si sia indebolito; di più, esso ha modificato il suo dna; infatti, mentre prima la difesa poteva definirsi esogena in quanto “estranea”, ora è di tipo endogeno. Pertanto, non si può non notare come il sistema e l’antisistema siano afferibili a un unico corpo: in preciso a un corpus sociale la cui normazione ha la caratteristica di essere a legame debole rispetto alle sue élites. In particolare, le idee piuttosto che le persone aventi le caratteristiche di anticorpi non possono che essere sottogruppi ordinati al funzionamento del sistema, l’altra faccia del Giano Bifronte, inseparabile e funzionale per la vita, è la replicazione dello stesso. Di conseguenza, la morte del sistema rappresenterebbe la fine degli agenti antisistemici, giacché divenuti incapaci alla separazione e alla costituzione di un nuovo organismo. Oggi ripartire vuol ineluttabilmente dire ripensare al sistema stesso in quanto corpus e non a una febbricitante e auto-lesiva lotta interna.

LA GRANDE VITTORIA DI BARACK OBAMA

di Paolo Esposito

Ritengo che Obama sia tutto sommato un buon comunicatore rispetto allo sconfitto Romney assolutamente inadeguato anche al ruolo di antagonista a Barack! Obama non ha mentalità imprenditoriale! In Italia lo definiremmo un " tecnico" l'America con lui sarà in recessione per più tempo! E non mi si venga a dire in Europa che e' stata più rassicurante la rielezione di Obama solo perché questi aveva già iniziato un dialogo con gli europei! Ma se non e' stato capace di far scendere a più miti consiglila Germaniasulla politica economica tant'è che oggi di fatto i tedeschi sono riusciti laddove non erano arrivati nella seconda guerra mondiale! Ossia a colonizzare l'Europa!!!

Cosmic Sprinklers Explained

a cura di ESO

 

 Astronomers using ESO’s Very Large Telescope have discovered a pair of stars orbiting each other at the centre of one of the most remarkable examples of a planetary nebula. The new result confirms a long-debated theory about what controls the spectacular and symmetric appearance of the material flung out into space. The results are published in the 9 November 2012 issue of the journal Science.

Planetary nebulae [1] are glowing shells of gas around white dwarfs — Sun-like stars in the final stages of their lives. Fleming 1 is a beautiful example that has strikingly symmetric jets [2] that weave into knotty, curved patterns. It is located in the southern constellation of Centaurus (The Centaur) and was discovered just over a century ago by Williamina Fleming [3], a former maid who was hired by Harvard College Observatory after showing an aptitude for astronomy.

Astronomers have long debated how these symmetric jets could be created, but no consensus has been reached. Now, a research team led by Henri Boffin (ESO,Chile) has combined new Very Large Telescope (VLT) observations of Fleming 1 with existing computer modelling to explain in detail for the first time how these bizarre shapes came about.

The team used ESO’s VLT to study the light coming from the central star. They found that Fleming 1 is likely to have not one but two white dwarfs at its centre, circling each other every 1.2 days. Although binary stars have been found at the hearts of planetary nebulae before, systems with two white dwarfs orbiting each other are very rare [4].

The origin of the beautiful and intricate shapes of Fleming 1 and similar objects has been controversial for many decades,” says Henri Boffin. “Astronomers have suggested a binary star before, but it was always thought that in this case the pair would be well separated, with an orbital period of tens of years or longer. Thanks to our models and observations, which let us examine this unusual system in great detail and peer right into the heart of the nebula, we found the pair to be several thousand times closer.

When a star with a mass up to eight times that of the Sun approaches the end of its life, it blows off its outer shells and begins to lose mass. This allows the hot, inner core of the star to radiate strongly, causing this outward-moving cocoon of gas to glow brightly as a planetary nebula.

While stars are spherical, many of these planetary nebulae are strikingly complex, with knots, filaments, and intense jets of material forming intricate patterns. Some of the most spectacular nebulae — including Fleming 1 — present point-symmetric structures [5]. For this planetary nebula it means that the material appears to shoot from both poles of the central region in S-shaped flows. This new study shows that these patterns for Fleming 1 are the result of the close interaction between a pair of stars — the surprising swansong of a stellar couple.

This is the most comprehensive case yet of a binary central star for which simulations have correctly predicted how it shaped the surrounding nebula — and in a truly spectacular fashion,” explains co-author Brent Miszalski, from SAAO and SALT (South Africa).

The pair of stars in the middle of this nebula is vital to explain its observed structure. As the stars aged, they expanded, and for part of this time, one acted as a stellar vampire, sucking material from its companion. This material then flowed in towards the vampire, encircling it with a disc known as an accretion disc [6]. As the two stars orbited one another, they both interacted with this disc and caused it to behave like a wobbling spinning top — a type of motion called precession. This movement affects the behaviour of any material that has been pushed outwards from the poles of the system, such as outflowing jets. This study now confirms that precessing accretion discs within binary systems cause the stunningly symmetric patterns around planetary nebulae like Fleming 1.

The deep images from the VLT have also led to the discovery of a knotted ring of material within the inner nebula. Such a ring of material is also known to exist in other families of binary systems, and appears to be a telltale signature of the presence of a stellar couple.

Our results bring further confirmation of the role played by interaction between pairs of stars to shape, and perhaps even form, planetary nebulae,” concludes Boffin.

Notes

[1] Planetary nebulae have nothing to do with planets. The name arose in the eighteenth century as some of these objects resembled the discs of the distant planets when seen through small telescopes.

[2] Jets are outflows of very fast-moving gas that are ejected from the core regions of planetary nebulae. They are often collimated — the material comes out in parallel streams — meaning that they spread out only very slightly as they propagate through space.

[3] Fleming 1 is named after Scottish astronomer Williamina Fleming, who discovered it in 1910. Initially working as a maid to the director of the Harvard College Observatory in the 1880s, Fleming was later hired to process astronomical data at the observatory as one of the Harvard Computers, a group of skilled female workers carrying out mathematical calculations and clerical work. During her time she discovered — and was credited for — numerous astronomical objects, including 59 gaseous nebulae, over 310 variable stars, and 10 novae. This object also has many other names, including PN G290.5+07.9, ESO 170-6 and Hen 2-66.

[4] The team studied the stars using the FORS instrument on the Very Large Telescope at ESO’s Paranal Observatory inChile. As well as taking images of the object they also split the light up into its component colours to obtain information about the motions as well as the temperature and chemical composition of the central object.

The primary and secondary stars were found to have approximately 0.5 to 0.86 and 0.7 to 1.0 times the mass of the Sun, respectively. The team was able to rule out the possibility of there being a “normal” star like our Sun in the binary by analysing the light from the two stars, and studying the system’s brightness. As the system rotates its brightness only changes by tiny amounts. A normal star would have been heated by its hot white dwarf, and because it would be always presenting the same face to its companion (as the Moon does with the Earth), it would present a “hot and luminous” and “cold and dark” side, easily seen as a regular variation in brightness. The central object is thus very likely a pair of white dwarfs — a rare and exotic find.

[5] In this case each part of the nebula has an exact counterpart at the same distance from the star, but in the opposite direction — the kind of symmetry shown by the court cards in a conventional pack of playing cards.

[6] Such a disc is formed when the stream of material escaping from a star overflows a certain boundary, known as the Roche lobe. Within this lobe, all matter is bound to its host star by gravity and cannot escape. When this lobe fills up and the boundary is exceeded, mass tumbles away from the star and transfers to a nearby body, for example the second star in a binary system, forming an accretion disc.

More information

This research was presented in a paper “An Interacting Binary System Powers Precessing Outflows of an Evolved Star”, H. M. J. Boffin et al., to appear in the journal Science on 9 November 2012.

The team is composed of H. M. J. Boffin (European Southern Observatory, Chile), B. Miszalski (South African Astronomical Observatory; Southern African Large Telescope Foundation, South Africa), T. Rauch (Institute for Astronomy and Astrophysics, University of Tübingen, Germany), D. Jones (European Southern Observatory, Chile), R. L. M. Corradi (Instituto de Astrofísica de Canarias; Departamento de Astrofísica, Universidad deLa Laguna, Spain), R. Napiwotzki (University of Hertfordshire, United Kingdom), A. C. Day-Jones (Universidad de Chile, Chile), and J. Köppen (Observatoire de Strasbourg, France).

To obtain a copy of the Science paper please contact the Science Press Package office at either scipak@aaas.org (email), or  +1 202 326 6440 (phone).

The year 2012 marks the 50th anniversary of the founding of the European Southern Observatory (ESO). ESO is the foremost intergovernmental astronomy organisation inEuropeand the world’s most productive ground-based astronomical observatory by far. It is supported by 15 countries:Austria,Belgium,Brazil, theCzech Republic,Denmark,France,Finland,Germany,Italy, theNetherlands,Portugal,Spain,Sweden,Switzerlandand theUnited Kingdom. ESO carries out an ambitious programme focused on the design, construction and operation of powerful ground-based observing facilities enabling astronomers to make important scientific discoveries. ESO also plays a leading role in promoting and organising cooperation in astronomical research. ESO operates three unique world-class observing sites inChile:La Silla, Paranal and Chajnantor. At Paranal, ESO operates the Very Large Telescope, the world’s most advanced visible-light astronomical observatory and two survey telescopes.VISTAworks in the infrared and is the world’s largest survey telescope and the VLT Survey Telescope is the largest telescope designed to exclusively survey the skies in visible light. ESO is the European partner of a revolutionary astronomical telescopeALMA, the largest astronomical project in existence. ESO is currently planning the 39-metre European Extremely Large optical/near-infrared Telescope, the E-ELT, which will become “the world’s biggest eye on the sky”.

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Henri Boffin
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Richard Hook
ESO, La Silla, Paranal, E-ELT & Survey Telescopes Press Officer
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La Democrazia è morta. Intervista a Mauro Laus

di Laura Vanetti

 

Se continuiamo così, il problema non è l’antipolitica, sono gli uomini.. Non sono i partiti ma sono i rappresentanti dei partiti. In tutti i partiti ci sono cerchi magici e non solo nella Lega.

I costi della politica?

Credo che il costo della politica non sia lo stipendio o gli stipendi o il numero dei parlamentari o dei consiglieri….il costo della politica è ben altro. Quello è l’ABC, è il MINIMO SINDACALE per accedere alle istituzioni.

I finanziamenti ai partiti?

Nel2008 inuna trasmissione privata nella puntata “Le verità nascoste” avevo fatto un appello al mio segretario nazionale Bersani “Un segretario di partito come può mandarmi ingiro e parlare di credibilità politica quando ci sono questi finanziamenti di partiti inesistenti, i partiti che non esistono più che prendono addirittura il finanziamento due volte. Margherita e DS che li prendono come PD, Forza Italia e Alleanza Nazionale che li prendono come Popolo delle Libertà, poi UDEUR che non esisteva e non è rappresentato in parlamento, poi Rifondazione Comunista e i Comunisti italiani, tutto ciò per 5 anni anche se la legislatura si interrompe.

La ricetta per la ripresa?

Chi ha fatto politica per 15-20 anni deve andare a casa.

L’errore delle forze politiche?

L’incapacità delle forze politiche di non aver saputo rappresentare le istanze imprenditoriali, di artigiani, di gente che vuole produrre. La politica è distinta e distante dalla gente e soprattutto dalle imprese.