Parole profetiche per il nostro tempo

Vocabolario di papa francesco2DEF.inddDopo il successo del primo "vocabolario", ecco un nuovo volume con altri termini tra i più ricorrenti nei discorsi, nelle omelie, nei documenti di papa Bergoglio.
Queste "parole" sono riprese e raccontate da giornalisti e comunicatori diversi che lo seguono da vicino, ognuno con il suo stile, ognuno con la sua sensibilità Uno strumento utile per cogliere il pensiero di Bergoglio e per orientare cristianamente la propria vita.

L'Autore: ANTONIO CARRIERO è salesiano di Don Bosco. Collabora con Avvenire, L'Osservatore Romano e Vatican Insider de La Stampa.

PRESENTAZIONE
Francesco è un incontro continuo
Greg Burke
Direttore della Sala Stampa della Santa Sede

Se c'è una persona che non ama tanto le parole ma i fatti, quello è Papa Francesco. Perciò come affrontare un vocabolario - per di più il secondo volume - che cerca di rappresentare con cinquanta parole il Pontefice? In realtà l'imbarazzo si supera velocemente perché in queste pagine non c'è affatto la disamina di princìpi teorici quanto la ricerca concreta e tangibile
di ciò che in Papa Francesco è vita quotidiana e impegno costante delle sue azioni.

Sarebbe impossibile rendere astratto Francesco. Egli è un "fatto" continuo. Egli è un incontro continuo. Persino i suoi documenti di Magistero sono scritti in modo tale da essere sempre un richiamo all'azione, al cambiamento, alla vita che vive. Papa Francesco è il Papa dell'amore non "a parole" ma da vivere.

In fin dei conti è il filo rosso che lega queste cinquanta parole: l'amore sono i fatti, non i ragionamenti. È bello che i temi siano affrontati da giornalisti e comunicatori così diversi, ognuno con il suo stile, ognuno con la sua sensibilità. È il modo migliore per parlare di Papa Bergoglio. La ricchezza di questo pontificato, infatti, non può essere trovata se non in un insieme di sguardi e di voci che vengono da prospettive diverse. Come quell'immagine a lui cara del poliedro con molteplici facce che è preferibile alla sfera uniforme.

Più che un vocabolario questo secondo volume, in continuità con il primo, appare come un'agile guida alla conoscenza di Papa Francesco, visto con gli occhi di chi, per lavoro ma anche per motivi personali, lo segue da vicino. In questo modo diventa una specie di conversazione a più voci tra amici e colleghi, in certi casi sembra quasi che le voci siano state elaborate confrontandosi, parlando, scambiandosi idee. Non è strano, è lo scenario della comunicazione in cui siamo: una conversazione costante che si alimenta online e offline in cui ciascuno si può affacciare e dare il suo contributo. Ecco, il vocabolario è così: un insieme di spunti nel flusso della vita di Papa Francesco che continuamente ci interpella.

Questo non è un volume statico ma uno stimolo: a leggerlo viene voglia di fare qualcosa, di dire la propria, di entrare nell'"avventura" a cui il Papa ci sta invitando. Un'avventura che ci spinge a prenderci un po' di più sulle spalle il destino degli uomini, soprattutto a partire dagli ultimi. Sinceramente, se avessi potuto scegliere il titolo non avrei optato per "vocabolario" ma avrei descritto quello che è oggettivamente: "cinquanta buoni motivi per rendere il mondo un posto migliore".

Il Decalogo della Misericordia nella Comunicazione

il_decalogoDieci buone regole che papa Francesco ci offre per essere comunicatori di Misericordia. Indicazioni che valgono per tutti, non solo per i giornalisti o i comunicatori professionisti. Come ha detto Francesco «l'amore, per sua natura, è comunicazione» e dunque come esseri capaci di amare, noi esseri umani siamo tutti naturalmente comunicatori.
Nella redazione di questo speciale "Codice" l'autore si è fatto aiutare da alcune immagini, alcuni gesti del papa. La misericordia, infatti, è una virtù concreta, operativa. E questo deve valere anche quando la applichiamo al nostro modo di comunicare.

Un piccolo contributo di riflessione, suscitata da papa Francesco, per una comunicazione che metta al centro la persona e che abbia il coraggio di farsi prossima a tutti.

Il Papa non sapeva che Vinicio non fosse contagioso quando lo ha abbracciato. L'uomo coperto da escrescenze per una neurofibromatosi, rifiutato dalla gente per il suo corpo deturpato, incontra l'amore perché Francesco non ci pensa due volte a stringerlo fra le braccia, restituendogli dignità. E' questa forse una delle immagini riportata dal libro di Alessandro Gisotti, che esprime meglio l'intento del volume: far capire come il Papa comunica e insegna a comunicare.
A spiegare che il contesto di una vera comunicazione è il "patto", è nella prefazione il card. Luis Antonio Tagle. Un concetto centrale su cui l'arcivescovo di Manila si è soffermato anche in un recente incontro presso "Civiltà Cattolica":
"È molto importante avere strategie di comunicazione. Ma attenzione: quando la comunicazione diventa solo strategia non è comunicazione, diventa manipolazione. Nella Bibbia, il contesto della vera comunicazione è il Patto di Dio con l'uomo, il patto dell'uomo con la donna, il patto fra le persone in una comunità. È questo il senso della comunicazione dobbiamo portare nel mondo dei Social media".

"Comunicare con tutti, senza esclusione", "Non spezzare mai la relazione e la comunicazione", "Generare una prossimità che si prenda cura": sono alcuni dei "comandamenti" indicati da Francesco, secondo l'autore del libro che associa ad ognuno un'immagine: dalla telefonata di Francesco a Pietro Maso fino all'incontro nei giardini vaticani con Shimon Peres e Abu Mazen.

L'autore del libro, Alessandro Gisotti, afferma:

"Questo piccolo volume che ho voluto offrire a chi lo vorrà leggere, vuole proprio essere questo: un 'codice della mente e del cuore', che vada aldilà degli articoli o dei comma di legge, e che cerchi di riappropriarsi del senso vero della comunicazione. Il card. Tagle, nella prefazione del mio libro, sottolinea che questo è l'intento del volume, cioè andare attraverso il Magistero di Francesco, anzi guidati da Papa Francesco, al cuore della comunicazione e, al cuore della comunicazione, c'è la persona. Francesco ci dice dunque che se non stiamo creando ponti, se non stiamo abbattendo muri, in realtà non stiamo proprio comunicando! Quindi l'atto del comunicare per essere davvero tale, deve veramente creare la relazione, sanare laddove ci sono ferite ed orientare verso processi di riconciliazione".

Borges, Manzoni, Shakespeare: sono tante le citazioni colte, che vengono declinate in modo concreto nel libro, cioè associate ai gesti del Papa che, come spesso rilevato, comunica con le parole non meno che con i gesti. Non a caso McLuhan diceva: "Il mezzo è il messaggio". La parola chiave è infatti prossimità perché comunicazione e misericordia si incontrino.

Ancora Gisotti afferma:
"Nel primo messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali c'è questa originalità: il Papa ha paragonato il buon comunicatore al Buon Samaritano. Sostanzialmente ha detto che il modello per un giornalista, per un comunicatore di professione, è il Buon Samaritano. Questo ha colpito me come credo abbia colpito molti di noi, nella comunità di comunicatori, perché Francesco sottolinea che il Samaritano passa dal chiedersi: ‘Chi è il mio prossimo?' al farsi prossimo a tutti e ad ognuno. Questo ha molto a che vedere con la comunicazione. Non a caso Francesco definisce il potere della comunicazione come il potere della prossimità. Questo, chiaramente, implica una cura del linguaggio, delle parole che sono "esseri viventi", come diceva Victor Hugo. Quindi questo tema della prossimità è presente non solo nella sua azione pastorale ma proprio nell'esortazione che rivolge ad ogni tipo di comunicazione non solo professionale ma anche della vita; pensiamo alla famiglia, pensiamo a quel ‘permesso, scusa, grazie'. Tre parole così semplici che danno proprio il senso di una prossimità nella vita quotidiana".

A prima vista Il Decalogo del Buon Comunicatore sembra un libro per giornalisti o addetti alle comunicazioni. Ma non è così. E' un testo che si legge tutto d'un fiato: stimola il desiderio di andare oltre le proprie debolezze, oltre quella reazione istintiva assetata di identificare il nemico o il diverso, per poter invece comunicare così, come con quell'abbraccio del Papa a Vinicio.

L'Autore:

ALESSANDRO GISOTTI è vice-caporedattore alla Radio Vaticana dove lavora dal Giubileo del 2000 dopo un'esperienza alle Nazioni Unite. Giornalista professionista dal 2004, segue quotidianamente l'attività del papa e della Santa Sede.

Con la prefazione del Cardinale Luis A. Tagle, Arcivescovo di Manila, Presidente di Caritas Internationalis.

 

Virtual Games, la silloge di Laura Vanetti

 1010691_1396242550589522_437062927_nVirtual Games”, il libro di poesie di Laura Vanetti, viene introdotto da una citazione del “Tagliaerbe” di Stephen King: “alle soglie del nuovo millennio una tecnologia conosciuta come realtà virtuale sarà diffusamente utilizzata e permetterà a chiunque di esplorare mondi artificiali generati dal computer e, al pari dell’immaginazione, illimitati”.

Con queste aspettative si entra dentro un videogioco letterario, suddiviso in tre livelli, che l’autrice ha costruito attorno alle sue visioni ed alle sue fughe: la poesia infatti è per Laura un mondo in cui potersi rifugiare, uno spazio segreto dove i confini tra sogno e realtà si perdono.

Virtual Games” è un insieme di regole, inventate per gioco o per capriccio della mente, per guardarsi attraverso la poesia, dal di fuori, quasi fossimo ologrammi di noi stessi. Il libro, come si è detto, è suddiviso in tre sezioni, ciascuno composto da una serie di opere. La prima parte è “virtual games” che da anche il nome all’opera di Laura: in questa sezione l’autrice spiega come il potenziale di ognuno di noi risieda nell’immaginazione e si porta al limite di se stessa sdoppiandosi e creando un’altra lei che risiede nell’anima della poesia. Il secondo livello è “voyage”: questa raccolta racconta di viaggi della mente e nella mente; ciò che non si conosce è spesso spunto per la riflessione e la crescita di sé. L’ultima poesia di questo livello di gioco è “approdi” che cela tra i suoi versi la continuità della ricerca umana ed artistica. Infine il terzo e ultimo livello si chiama “galleria” ed è una vera e propria galleria di opere d’arte, da Dalì a Michelangelo, dal surrealismo (con la ricerca surreale dell’inconscio) al futurismo (con la ricerca futurista del movimento). L’opera d’arte diventa un pretesto per compiere un’altra opera d’arte differente, da un dipinto ad una poesia per esempio, lasciando spazio all’interpretazione personale e al compimento di una nuova realtà creativa. Il quadro viene identificato e poi vissuto all’interno dello stream of consciusness della poetessa.

Le sue poesie sono nel complesso taglienti e mordaci, in alcuni tratti sembrano parole perfettamente affilate e pronte a sferrare un attacco nella sensibilità del lettore. I versi di Laura contengono visioni rapide di immagini spesso surreali, paesaggi non definiti, ritratti appena abbozzati ed in pochi secondi raccoglie l’essenza di un particolare. Il poeta, spesso protagonista delle opere, è sempre in fuga, sempre in tensione ed in movimento: la poesia diventa infatti un modo per non smettere di crescere, per continuare a mettersi in gioco con ciò che ancora non si conosce ma si riesce già ad immaginare. Il mondo virtuale della poesia appare senza confini né limiti: “nel tempo dilatato sfioriamo i pensieri ma non ne conosciamo i confini perché essi sono orizzonti infiniti da cui nascono le cose”.
La difficoltà di scrivere una buona poesia sta nel riuscire a sviluppare un’idea, un concetto, in poche righe, in poche parole, eppure dare un senso di completezza e compiutezza e Laura Vanetti riesce egregiamente nel suo intento tanto da fare di “Virtual Games” un libro da leggere tutto d’un fiato.

(Doriana De Vecchi)

Virtual Games
di Laura Vanetti
Genesi Editrice
80 pagine
8 euro

“Forse non dovrei” il libro di Mario Gallino

libro forse non dovreiIn poco più di 180 pagine “Forse non dovrei”, edito da Sottosopra nel 2013, è una sequenza di sei racconti, che l’autore scrive sulla base di esperienze personali realmente vissute o di cui è venuto a conoscenza, intelligentemente miscelate con leggende, fantasia, mitologia e credenze popolari.

E’ proprio questa alchimia, questo continuo fluttuare tra terreno e ultraterreno, tra realtà e irrealtà, tra magia, miracoli e prodigi, che trasporta il lettore in un vortice di emozioni e sentimenti, positivi e negativi, comunque fortissimi, che lo accompagnano durante tutta la durata del testo, tra tutti: amore, rabbia, orgoglio, imbarazzo, pietà, affetto, amicizia, odio, passione, angoscia, piacere, ansia, soddisfazione, orrore, paura, speranza, pentimento, ottimismo, perdono, sofferenza, coraggio, vendetta, fede, indifferenza, compassione, riconoscenza, ammirazione.

Forse non basta una vita intera per provare tutti questi stati d’animo, mentre in questo libro, scritto da una mente a mio parere geniale, sono sapientemente raccolti e pronti all’uso.

Nel primo racconto, intitolato non a caso “Forse non dovrei”  il protagonista si accorge di possedere un superpotere, qualcosa di positivo in apparenza, ma che complica la sua esistenza quando si confronta con la normalità degli altri o con chi possiede un superpotere diverso dal suo. Il lettore si perde nella narrazione e non è più in grado di distinguere la realtà dalla fantasia, e giustifica ogni superpotere con la necessità di tirare fuori il protagonista da situazioni difficili per condurlo verso il raggiungimento della serenità, dell’Ordine Universale, di Dio, o semplicemente dell’Amore.

Il secondo racconto, “Anna, un tempo”, è una storia toccante, bella e positiva nel complesso, pur nella crudezza degli avvenimenti: la morte di una bambina per leucemia, che si ripresenta ai familiari sotto forma di fantasma, commuovendoli non poco. Un ectoplasma dolce e angelico capace di proteggere chi le ha voluto bene in vita (sventando un tentativo di stupro che ha come vittima la sorella maggiore).

Il terzo racconto, “Uno di noi, professore”, narra di un medico che viene contagiato da sangue infetto e si risveglia un giorno vampiro. Le ore e gli avvenimenti si susseguono con un ritmo così veloce e coinvolgente che il lettore, dopo aver visto il buio, il male e il Demonio, raggiunge la luce e “assaggia” il vero affetto, il vero Amore. Un finale liberatorio, catartico, riuscitissimo.

Mario GallinoNel quarto racconto, “Kamerad”, la scenografia si sposta nella Polonia ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, del Nazismo e dell’odio razziale. Credo che sia il racconto più emozionante di tutti, un condensato di sentimenti che porta il lettore a immedesimarsi nella storia di Greta, una ragazzina tredicenne, coraggiosa, sensibile e forte, capace di uscire viva, quasi un eroe, dal ghetto di Varsavia e dal campo di concentramento di Bergen-Belsen.

Il quinto racconto, “Taboo”, cattura il lettore fin dalle prime righe e lo obbliga piacevolmente a rimanere impegnato nella lettura fino alla fine. Perché la storia è strutturata come le montagne russe, un saliscendi brusco e repentino di sentimenti forti, di colpi di scena e ribaltamenti di situazioni che si sviluppano intorno ad alcuni drammi del mondo attuale come l’omicidio o la violenza sulle donne. L’ennesimo lieto fine che sbriciola il tabù,” l’osceno totem che condiziona le nostre menti, la maledetta entità maligna che ci rende tutti colpevoli, indistintamente, della nostra egoistica indifferenza”.

Il sesto e ultimo racconto, “Euridice”, svela la soluzione della condizione di sofferenza del protagonista per la perdita della sua amata attraverso la mitologia classica. La storia di Orfeo e del suo viaggio epico per ritrovare l’Amore, unico significato alla sua esistenza terrena.

Grazie al linguaggio, forbito e ricercato e ai periodi brevi e ben strutturati, la lettura risulta scorrevole e veloce, impossibile perderne il filo.

Il lettore non è estraneo a quello che legge, anzi ne è di ogni racconto il protagonista: la maestria dell’autore Mario Gallino consiste proprio nel far immedesimare il lettore nella storia raccontata e al contempo trasportarlo lontano nello spazio e nel tempo, accanto ai protagonisti di cui sta leggendo: prova sentimenti ed emozioni perché è completamente coinvolto nella storia, è parte attiva di essa.

Insomma “Forse non dovrei” è una lettura consigliatissima.

 

di Claudio Zitoli

“Sweet Love – La ragazza delle torte”

di Giovanna Raballo
Presentato il libro di esordio di Elena Bosca, cake designer e figlia d'arte
Elena Bosca è figlia del Maestro pasticcere Sergio Bosca e la sua vita è sempre stata coccolata da dolci profumi e sapori. E' una giovane donna curiosa con un sogno che nel 2012 è diventato realtà. Dopo anni passati a lavorare nel mondo della pubblicità, dopo aver vissuto tra Londra e New York, ha aperto Dear Wendy, il suo cake shop nel centro di Torino. E la sua curiosità l'ha portata ad andare oltre la creatività che mette in ogni dolce che prepara, arrivando a realizzare un altro sogno, più recente. Ha scritto un libro che ha intitolato "Sweet Love - La ragazza delle torte". Non è un libro di ricette, come qualcuno potrebbe pensare, ma un romanzo al femminile che porta con sé profumi, sapori, emozioni e qualche  colpo di scena. Edito da La Corte Editore, casa editrice torinese fondata nel 2008 da Gianni La Corte, e che in questi anni si è fatta conoscere da migliaia di lettori, arrivando anche a pubblicare in Italia importanti autori internazionali come il pluripremiato Jonathan Carroll.

Il romanzo racconta la storia di Wendy, una donna che, nel bene e nel male, è convinta di avere inquadrato la sua vita: ha un lavoro stabile, una nuova casa e un ex fidanzato che non la vuole più. Finché un giorno, all'improvviso, la sua esistenza viene stravolta, facendole trovare il coraggio di seguire un sogno e di aprire un cake shop tutto suo. Da quel momento la sua vita comincerà a prendere pieghe inaspettate e, tra torte, cupcakes, macarons e dolci di ogni tipo, scoprirà che in amore, come in cucina, la genuinità degli ingredienti è uno dei segreti più grandi che si possano imparare.

L'autrice giura che non è un'autobiografia, anche se ammette che qualcosa di se stessa tra le righe c'è. Ed è ovvio, visto che si parla di un mondo fatto di zucchero. Il suo mondo, il mondo anche di Wendy, la protagonista, delle sue due fedeli amiche e dei personaggi che entrano ed escono dalla trama del romanzo d'esordio di Elena Bosca.
Il libro è in uscita in questi giorni nelle librerie di tutta Italia, per l'ebook invece bisognerà aspettare ancora un poco.
"Ricordati di seguire sempre i sogni e i profumi della vita" c'è scritto nel romanzo. Elena l'ha fatto, e un plauso va anche all'editore che ha deciso di puntare su una penna emergente in un momento così delicato per l'editoria italiana.
"Sweet Love - La ragazza delle torte"
di Elena Bosca
La Corte Editore
200 pagine
Prezzo di copertina: euro 15,90

“Ricordatevi di vivere”. Un libro di Claudio Martelli

claudio martelliSabato 1° febbraio, alle ore 10.00, presso il Salone dei Marmi del Palazzo di Città, sarà presentato il libro di Claudio Martelli "Ricordati di vivere". All'incontro prenderanno parte, insieme all'autore, Vincenzo De Luca, Sindaco di Salerno e Vice Ministro alle Infrastrutture e Trasporti, Ruggero Cappuccio, scrittore regista, Mauro Maccauro, Presidente Confindustria Salerno, e Antonio Bottiglieri, Presidente Fondazione Salerno Contemporanea. Il libro di Claudio Martelli è un autobiografia politica e una confessione esistenziale. Ricordati di vivere ripercorre trent’anni di storia italiana ed europea intrecciando vita pubblica e vita privata, passioni civili e passioni del cuore, alternando la dialettica e l’oratoria dei grandi drammi con l’ironia disincantata e le durezze del referto clinico. Dallo spaesamento di un giovane che diventa riformista in pieno ’68 all’incontro con Bettino Craxi – un Craxi descritto in azione e nell’istante della decisione, ma anche a tavola e nel tempo libero, mentre fa politica e mentre vive – , dal caso Moro all’epopea laica e socialista degli anni ottanta, dal sodalizio con Giovanni Falcone alle stragi di mafia, a Mani pulite e al crollo della Repubblica. Se il filo rosso della storia è l’amicizia con Craxi e con Falcone, in queste mémoires di fine secolo lampeggiano i ritratti di François Mitterrand e Willy Brandt, di Berlinguer e Andreotti, di De Mita e Forlani, di Marco Pannella, Adriano Sofri e Raul Gardini. Senza astio e senza sconti – tantomeno a se stesso – Claudio Martelli racconta in presa diretta il labirinto delle intenzioni, le responsabilità e le dure corvées della politica per riannodare il filo spezzato di una storia con i suoi bagliori di gloria e i suoi fallimenti, le sue grandezze e le sue miserie, per gettare una luce nuova su quel passato più recente da cui tutti veniamo e sui perché di una crisi politica che non ci ha più lasciato.

Biografia di Claudio Martelli

Claudio Martelli (Gessate, 24 settembre 1943) è un politico, giornalista e conduttore televisivo italiano. È stato esponente del Partito Socialista Italiano, dei Socialisti Democratici Italiani e del Nuovo PSI. Ha frequentato il Liceo ginnasio statale Giosuè Carducci di Milano, lo stesso frequentato da Massimo Fini (che gli fu compagno di banco), Bettino Craxi e Gerry Scotti. Laureato in filosofia, ha lavorato come assistente nella facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Milano. Aderisce all'unità socialista nel 1966 e comincia la carriera nei quadri locali milanesi socialisti. Viene chiamato a Roma da Bettino Craxi nel 1976, lascia la carriera accademica ed entra nella direzione nazionale del Partito Socialista Italiano. Nel 1979 viene eletto deputato nel collegio di Mantova e Cremona. In occasione del congresso del PSI a Palermo (1981) diviene uno dei due vicesegretari del partito accanto a Valdo Spini. Nel 1984 al congresso di Verona diviene vicesegretario unico. È eletto al Parlamento Europeo nei collegi di Roma, Firenze, Perugia, Ancona. È nuovamente rieletto deputato nel 1987 nei collegi di Mantova e Cremona e Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta. Su indicazione di Craxi, nel luglio 1989 diviene vicepresidente del Consiglio dei ministri del governo Andreotti. Nel 1990 è autore di un importante decreto-legge sull'immigrazione che di lui porta il nome (convertito in legge, legge Martelli). Nel 1991 diviene anche Ministro di Grazia e Giustizia. Come Guardasigilli Martelli diventa il principale sostenitore del magistrato Giovanni Falcone, che viene da lui chiamato al Ministero a dirigere la Direzione Generale degli Affari Penali. In quel periodo Martelli e Falcone lavorarono al progetto della Superprocura antimafia. La vicinanza di Giovanni Falcone a Claudio Martelli costò al magistrato siciliano violenti attacchi da parte del PCI/PDS e del sindaco di Palermo Leoluca Orlando: quest'ultimo sferrò un attacco personale a Falcone durante il programma televisivo "Samarcanda", accusandolo di "tenere nei cassetti i dossier". La nomina di Falcone all'UAP fu peraltro valutata negativamente dall'Associazione Nazionale Magistrati. Anche sul fronte opposto l'impegno antimafia del Ministro fu ferocemente criticato, in quanto suppostamente in conflitto con scambi elettorali che in precedenza avrebbero visto confluenze di consensi siciliani sul PSI: pentiti come Angelo Siino, Nino Giuffrè e Gaspare Spatuzza lamentarono - nelle loro confessioni di un decennio dopo - che «quei quattro “crasti” socialisti (...) prima si erano presi i nostri voti, nell’’87, e poi ci avevano fatto la guerra». L'addebito fu risolutamente respinto da Martelli, che si è sempre riconosciuto solo nella seconda parte della frase, quella per cui lui stesso dice di sé: "sono io uno di quei “crasti” (cornuti) socialisti che hanno fatto la guerra alla mafia».[1] Durante Tangentopoli, nel 1993, Martelli è candidato ad assumere la guida del PSI, ma a seguito di un avviso di garanzia - per concorso sulla bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, da cui il PSI aveva attinto il "conto protezione" su cui per quindici anni i giudici di Milano avevano invano indagato, fino alle decisive chiamate in correità di Licio Gelli e Silvano Larini - il 10 febbraio si dimette da ministro della Giustizia. Successivamente, fonderà l'associazione umanitaria Opera e quella civile Società Aperta nel 1996. Diventa direttore di Mondoperaio nel 1997. Durante lo scandalo Tangentopoli, è stato anche condannato, dopo aver confessato, per aver ricevuto 500 milioni di lire nel caso della maxitangente Enimont.[2] Nel 1998 è consulente del Ministro Livia Turco nella commissione per le politiche d'integrazione degli immigrati e della consulta degli immigrati, incarico da cui si dimette a seguito di divergenze politiche con il governo. È eletto eurodeputato nel 1999 per lo SDI nella circoscrizione Marche-Umbria-Toscana-Lazio. Esce dallo SDI nel 2000 e successivamente aderisce al Nuovo PSI. È espulso di conseguenza dal gruppo socialista al Parlamento Europeo ed entra in quello liberaldemocratico. Nel 2001 fonda assieme a Gianni De Michelis e Bobo Craxi il Nuovo PSI, di cui diventa portavoce. Abbandona la politica ancora una volta nel 2005, stavolta definitivamente. Nel 2005 conduce il programma televisivo Claudio Martelli racconta su Canale 5; conduce dal 22 settembre 2005 fino al 27 aprile 2006 il programma di seconda serata L'incudine su Italia 1; nell'autunno 2006 conduce Flash Back, su Canale 5, la mattina del sabato.

Sempre dal 2005 cura fino al 2008 un suo spazio editoriale: Osservatorio, sul settimanale Oggi. Un anno dopo, torna in tv, stavolta a spiegare, attraverso appuntamenti giornalieri su Canale 5, la Costituzione Italiana. Nel 2011 si candida per il consiglio comunale di Siena, nelle file del terzo polo, ma non viene eletto.

Giovanni Cardone

Nove Scrittori per Medici Senza Frontiere

Nove importanti scrittori internazionali sono partiti per visitare alcuni progetti di Medici Senza Frontiere nel mondo: una volta rientrati hanno scritto dei racconti ispirati alla realtà di quello che hanno visto, ai volti delle persone che hanno incontrato. Volti che difficilmente potranno dimenticare.

Per saperne di più: http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/pubblicazioni.­asp?id=2753

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Confessione di un assassino

Per "LETTURE DI CONFINE" una nuova proposta di ENPLEINAIR NEWS

Riprese e montaggio: Hannia Igel
Hanna Igiel attrice e regista polacca intraprende un nuovo viaggio attraverso il travolgente romanzo di Antonio Carella nei labirinti più nascosti dell'animo umano.
Prenotazioni: han.ig@tiscali.it

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“Poveri nella città. Chi sono e che cosa chiedono a Torino” ed. Celid

copertina jpgLa Torino della cultura e dell’innovazione non può ignorare la condizione di disagio e di povertà in cui vivono migliaia di suoi cittadini. Sono quei torinesi che soffrono non solo le conseguenze della crisi Fiat, ma anche le ricadute negative della globalizzazione e la crisi finanziaria del 2008, aggravate dall’insufficienza della risposta politica dei governi. Questa fascia comprende sia i poveri tradizionalmente intesi, sia quelli che vengono definiti “nuovi”: persone disoccupate, in cassa integrazione, in mobilità, o con lavoro precario; imprenditori di aziende medio-piccole in difficoltà; impiegati del ceto medio colpiti da un evento inatteso che mette in crisi il reddito famigliare… Persone che vivono in diverse aree della città e che si rivolgono ai Servizi Sociali, o all’associazionismo cattolico o laico. Gli autori, Roberto Cardaci, Pierluigi Dovis e Paolo Griseri –

figure diverse ma complementari per formazione e approccio al tema della povertà –, impegnati in un reciproco confronto provano con questo libro a fornire una fotografia della povertà a Torino, a partire da due punti di vista: quello della sociologia e quello del volontariato a contatto con la quotidianità dei poveri. Lo scopo condiviso è individuare risposte efficaci alle richieste che i poveri portano alla città. L’intervista all’assessore per le Politiche sociali della Città di Torino, Elide Tisi, infine, arricchisce la trattazione con il punto di vista dell’amministratore pubblico che in questi anni ha dovuto fronteggiare le molte emergenze di una città che sembra non trovare ancora, a livello di sistema, una soluzione che consenta di sfuggire al declino. Roberto Cardaci, sociologo, ricercatore, docente, responsabile del Settore Ricerca della Cooperativa Solaris, vive e lavora a Torino. Si occupa da anni della condizione di disagio sociale e psichico da sofferenza occupazionale, con particolare riferimento ai cassintegrati e ai lavoratori precari, e di povertà nuove ed estreme.

Pierluigi Dovis, direttore dal 2000 della Caritas Diocesana di Torino, è delegato regionale della Caritas Piemonte e Valle d’Aosta. Dal 2008 è Cittadino Onorario della Città di Torino. Nel 2011 ha pubblicato per Codice Edizioni, con Chiara Saraceno, il volume I nuovi poveri. Politiche per le disuguaglianze. Paolo Griseri, inviato di «Repubblica», si occupa di questioni economiche e in particolare di Fiat. Con Massimo Novelli e Marco Travaglio ha scritto Il processo (Editori Riuniti, 1997). Nel 2010 ha pubblicato per Einaudi La sfida, libro-intervista a Sergio Chiamparino. Nel 2012, sempre per Einaudi, ha pubblicato La Fiat di Marchionne.